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LE EMOZIONI DEGLI XWILDERS

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12/10/2020 XWILDER DOMENICO PINNA

Supramonte XWild 2020. Sono il primo ad iscrivermi e scelgo la 310 km. Ho voglia di vedere un territorio che non conosco, infatti nessuno dei trail fatti fino ad ora ha attraversato quelle zone. Vengo dalla 300 km del Belvì trail chiusa in 40 ore e, assimilando le distanze (anche se con più dislivello) penso di poter finire anche questa in orario accettabile, magari qualche ora dopo…. Penso (male). Appena rilasciata la traccia, la carico su Koomot ed inizio a vedere il percorso. Mi sembra scorrevole, nel senso di molte strade, sentieri, sterratoni. Chiaramente non si vede in maniera dettagliata il fondo stradale e di conseguenza non si vede se pedalabile o no. Chiedo informazioni ad Alessandro Serra, Man Demuro, Alessandro Uccheddu e tutti mi parlano di una zona praticamente non pedalabile, nella quale sarebbe meglio arrivare di giorno per riuscire ad orientarsi meglio. Mi parlano della Scala e’ Surtana dove ti devi arrampicare con la bici… non so nemmeno cosa sia. Queste parole mi turbano un po’… guardo e riguardo la traccia più volte, ogni giorno, ma non mi sembra ci sia nulla di strano. Alleggerisco i bagagli rispetto a

Belvì, carico una borsa in meno e cerco di ridurre il peso sulla schiena.
Partenza il venerdì, pronti via e subito km di salita in asfalto (mi sa una decina) prima di entrare sul supramonte sopra Urzulei. Piccolo tratto non pedalabile, mi guardo attorno e mi rendo subito conto di quello che mi aspetta… il fondo è diverso dalle altre zone dove sono stato: ciottoli, ciottoli di tutte le grandezze che ti bloccano e ti fanno scendere dalla bici. Non ho sottovalutato il trail, non lo faccio mai, nemmeno nelle zone che conosco (figuriamoci questa volta). Calma, scendo e via a piedi. Si passa per una valle che ha ancora l’erba ghiacciata (mi parlano di circa 1.5 gradi) e dopo circa 60 km (viaggio da solo) arrivo ad Orgosolo. Trovo al cp Alessandro e Man che avevano allungato parecchio e che stavano già ripartendo. Mi siedo a mangiare qualcosa e riparto dopo un po’….. li riprendo dopo qualche ora e da lì viaggiamoassieme fino a quel tratto tanto temuto (per fortuna). Ci arriviamo di giorno e lo superiamo di notte….. ore ed ore di portage (bici a spinta e molte volte in spalla)…. Interminabile. Arriviamo ad Oliena. Man riparte subito, io ed Alessandro intorno alle 3 del mattino. Viaggiamo assieme con la dovuta calma, mi spiega dove siamo, essendoci lui già passato l’anno scorso. Scala e’ Surtana….. bici in spalla e via, qualche ora per superarla e di nuovo in sella. Dorgali e il cp di Cala Gonone. Mangiamo qualcosa e ripartiamo… sta per arrivare il momento in cui le nostre tracce si divideranno (Ale sta sulla 230 km). Arriviamo al Passo Genna Silana e troviamo Man fermo a mangiare, facciamo lo stesso. Ripartiamo tutti e 3 assieme e dopo qualche km arriva Federico Usai (quanto ha camminato!?!?!?) che prosegue con noi. Le tracce si dividono e continuo con Man e Federico fino al 4 CP. Penso di ripartire quasi subito, sono le 20, forse le 21 ed ho voglia di accelerare per tentare di finire ad un orario accettabile. Gli altri mi guardano un po’ così…. quello che mi aspetta è abbastanza pesante per ripartire senza riposare. Chiamo a casa ma è tutto ok, mi tranquillizzo e mi fermo qualche ora anch’io. Ripartiamo alle 4 per

Cala Sisine (un peccato esserci arrivati col buio) e proseguiamo verso Baunei. Dico a Federico se vuole di andare, vedo che ha un altro passo e non voglio rallentarlo… “macchè” mi risponde, ma vedo che scalpita. Allunga prima di Baunei e dopo aver mangiato ripartiamo assieme. Gli ripeto le stesse parole… alla fine va via e mi rilasso un po’ anch’io. Il fatto di avere una persona più veloce davanti, mi spinge a forzare per stargli dietro col rischio di scoppiare. Restano una trentina di km fino ad Urzulei. Sono abbastanza stanco e le ultime rampe dentro il paese sono la frustata finale. Arrivo al qg dove trovo Monica che mi da qualcosa da mangiare. Mi rilasso un’oretta, foto con l’attestato e via in macchina.

E’ stata una bella avventura e l’ho chiusa bene. Ho visto tanti posti nuovi. Spettacolare.

Grazie ad Antonio Marino, Maurizio Doro e Monica Angioni per aver confezionato questo trail, faticoso ma entusiasmante. Grazie a tutto il personale dei vari cp per l’accoglienza… non ci hanno fatto mancare nulla.
Alla prossima

 

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12/10/2020 XWILDER SALVATORE MANCA
OGNUNO HA L'IMMAGINARIO XWILD CHE SI MERITA.

Ognuno ha l’immaginario XWild che si merita.Portaspingendo nel giorno Medio del Giro Corto sul sentiero di Surtana, in attesa dell’epifania della tanto vituperata Scala, si palesa al lato del  cammino nostro, un concilio di  folletti pietrosi. Ergendosi sul seggio tronco, Re Surtelfone si rivela a messere Simone, anche lui Re…dei Tubi ed ardito spingitore, sussurrandogli la profezia: “Per il prode che ha spinto fino a Punta Solitta (battaglia!) e che discenderà “a stampella” fino alla valle del Fumineddu (bottarga!…e così fu) ci saranno gli onori che si merita un leggendario avventuriero (bottiglia!…e così fu di nuovo)”. Lasciando alla vostra immaginazione chi sia il Creatore di Surtelfone, esprimo profonda gratitudine alla triade organizzatrice, ai miei 4 compagni di avventura (messeri Andrea, Ivanoe, Pierpaolo e Simone) e a tutti i partecipanti all’impresa. Non dimenticando la mia adorata Marlena Seconda che si è fatta pedalare, spingere e portare chiedendo in cambio solo qualche coccola (una spazzolata e un po di lubrificante), ringrazio perchè Supramonte XWild è stata più che un’esperienza, un’impresa simile a un poema epico cavalleresco ovvero un corso estremo di perfezionamento dell’animo. Ma la profezia di Surtelfone non è finita: “Se il Supramonte ti vuoi meritare, non ti lamentare se non puoi sempre pedalare! Lo sai già che il prossimo anno, ci vorrai ritornare”. Cin Cin!

 

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12/10/2020 XWILDER GIANLUIGI BELLANTUONI

E con questa immagine del tacco più famoso della Sardegna, il Monte Perda ‘e Liana nell’altopiano dell’Ogliastra, termina la nostra avventura isolana.
Si torna nel continnnnnente😏con un bagaglio di ricordi che rimarrà indelebile nella mente e nel cuore, una terra aspra e selvaggia, un angolo di old wild west unico in Italia, abitato da gente semplice ed ospitale, dal cuore grande, di cui non puoi fare a meno di innamorarti. Con la speranza di tornarci presto per altre avventure.
Supramonte X-Wild è stato l’evento che mi ha dato l’opportunità di scoprire questa terra, una gara in modalità bikepacking dai numeri importanti, quattro percorsi, tutti ugualmente impegnativi, seppur diversi per dislivello e lunghezza.
L’Extreme, quello a cui ho partecipato, 420 km e oltre 12000 mt di dislivello, chiuso in poco più di 80 ore, in ottava posizione, ultima in tempo utile per entrare nell’olimpo dei pochi eletti, gli X-Wilder 2020.
Un evento unico sapientemente gestito dai padroni di casa Monica Angioni, Maurizio Doro Naturaider, Antonio Marino che hanno fatto dell’accoglienza l’elemento base, oltre a tracciare un percorso, l’Extreme, attraverso il Supramonte e il Gennargentu, tecnico, impegnativo e durissimo, tra rocce, sassi, foreste, single track, passaggi esposti in cresta, inimmaginabili per i più da fare in bici. Eppure loro ci hanno creduto e creato questo piccolo capolavoro.
La Sardegna sinonimo di mare, sole, vacanza, relax, per pochi giorni sede di una delle più dure e spettacolari gare bikepacking d’Italia. E dal sole delle zone costiere, in poche ore siamo passati ai sentieri d’alta quota, sferzati da gelidi venti di maestrale che soffiano a 100kmh, pioggia che diventa neve nella parte più alta, gli oltre 1800 mt slm della Punta la Marmora, il tetto dell’Isola. Ma mai soli, sempre controllati dal sistema satellitare di tracciamento e assistiti e rifocillati ai 5 check point, dove era anche possibile fermarsi per la notte. E all’arrivo un’accoglienza mai vista, per tutti, dal primo all’ultimo, dall’atleta di fama, che da prestigio alla manifestazione, allo sconosciuto, che ha sofferto per quattro lunghi giorni.
Venendo al tracciato, un percorso vario, con brevi strade asfaltate, lunghi tratti su piste agricole dal fondo sassoso e sconnesso, single track, e moltissimi tratti da fare a piedi, a volte con bici in spalla, tra rocce e sassi. I sassi, la costante di tutto l’X Wild, piccoli grandi, a volte superabili in sella, per lo più camminando, hanno reso tutto più difficile e ancora più selvaggio. Lunghe salite, pendenze degne di ambienti alpini, gli oltre 1500 mt di dislivello per raggiungere il tetto dell’isola e scoprire che il possente paesaggio che si domina da quelle altezze, in realtà è interamente coperto da nuvole, gli sforzi, il vento fortissimo, la bufera di neve, l’irto sentierino che sale verticale alla vetta, la lunga traversata in costa, pochi metri sotto la cresta, sono tutte esperienze uniche che rimarranno per sempre. Un tour estremo, con un clima estremo a queste latitudini, ben lontane dal circolo polare. Siamo in Sardegna, a migliaia di chilometri dall’Alaska, eppure anche qui si possono trovare condizioni difficilu e passare in poche ore da 30 gradi a 0, da quota 0 a quota 1800.
Questa è la Sardegna, questo è il #supramontexwild, questo è quello che potrete trovare alla prossima edizione. Io ci sarò perchè questo trail è entrato di prepotenza nella lista dei miei preferiti.
Arrivederci al 2021 per la consacrazione a nuovo X-Wilder.
Un sincero ringraziamento e un abbraccio a tutto lo staff, ci rivedremo presto.
Grazie a tutti
Gian X-Wilder

 

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12/10/2020 XWILDER MAURO SALTALAMACCHIA

 

La sera prima del Supramonte X-Wild, edizione 2020, l’appuntamento è a Urzulei, ma il mio ritardo mi fa arrivare direttamente al briefing – con annessa cena conviviale – al ristorante “Sa Domu’ e s’Orcu”, già in salita, giusto per capire l’antifona. Per fortuna che Oscar Aramu mi ha dato un passaggio in macchina, altrimenti avrei rischiato di saltare la cena!!! Mi trovo seduto a tavola di fianco a tanti amici, tra cui il granitico Rodney Sonnco, che non si tira indietro né di fronte a una salita, né tantomeno di fronte a un bicchiere di vino. Antonio Marino, uno degli organizzatori e tracciatori, fa gli onori di casa e illustra i percorsi, che dovremmo già conoscere bene grazie al dettagliatissimo road book, fornito alcuni giorni prima. Monica Angioni, anche lei del team SXW, è premurosa nei confronti dei partecipanti, nei quali la fame (data l’ora) e l’ansia (per il giro impegnativo dell’indomani) provocano un’analoga sensazione di vuoto allo stomaco… prontamente sopita da cibo locale e buon vino rosso. A fine serata Maurizio Doro, il terzo degli organizzatori, ci dedica una masterclass sulla sua filosofia: “La Vita è un’Avventura, ma anche un Cin Cin. Battaglia Bottiglia Bottarga”.

Trascorro la notte all’hotel Gorropu in compagnia di Gianluigi Bellantuoni e Daniele Bifulco, anche loro forestieri in terra sarda. Per me, in realtà, non sarà il primo attraversamento del Supramonte, avendo già pedalato nel Naturaid Sardegna impossible di Maurizio, ma stavolta il giro è più corto e concentrato a quella sola area geografica. Ciò significa che non sarà certo una passeggiata!

 

SXW day 1: da Urzulei a (quasi) Oliena CP2 (123Km e 3.400d+)

Lasciare l’albergo è sempre un trauma e, in più, stavolta lo facciamo senza colazione per non tardare troppo. La partenza, a causa delle norme anti-COVID-19, sarà libera e individuale dalle 7 alle 9, così – una volta alla linea di partenza a Urzulei, saluto gli altri forestieri e mi dedico alla bici. Dopo aver fatto registrare al meccanico dell’organizzazione, Giorgio Carta (Technobike di Sestu, Cagliari) i raggi della ruota posteriore, allentati dopo l’ultimo montaggio, si parte alle 8.25!

La mattina è abbastanza scorrevole, a parte pochi chilometri impervi, in cui ci sono da affrontare alcuni tratti a piedi, su rocce. Dopo il primo check-point con ristoro a Orgosolo, però, si comincia l’ascesa al Supramonte, che avevo colpevolmente sottovaluto. Poco prima di uscire dalla zona a spinta, avvisto nella notte dei bagliori che si rivelano essere un fuoco e, lì vicino, un paio di bottiglie d’acqua. Immagino siano una “coccola” dell’organizzazione, una pacca virtuale sulle spalle, per ristorare lo spirito dopo essere arrivati fin lì. Getto un paio di ciocchi nel fuoco, per chi verrà dopo di me, poi proseguo. Complessivamente, abbiamo camminato per parecchi chilometri tra le pietre e questo significa che se la mattina abbiamo avuto la carota, dopo ci è toccato il bastone… alla fine decido di fermarmi in bivacco a 10km dal secondo check-point, Oliena, stanco dopo aver affrontato in discesa numerosi sentieri di pietrisco smosso. Ero anche preoccupato dal gran numero di persone che avrei trovato al check-point, dove darebbe stato impossibile dormire, perciò resto sul tracciato (vengo comunque svegliato da alcuni gruppetti di bikers che, al contrario di me, avevano deciso di raggiungere il paese nonostante l’ora tarda).

 

SXW day 2: da (quasi) Oliena CP2 a (poco dopo) Ovile Carta CP4 (122km e 3.300d+)

Al mattino, mi rendo conto che i chilometri mancanti a Oliena erano molto agevoli. Tuttavia, non mi pento di essermi fermato, altrimenti avrei comunque proseguito oltre e non ne avevo poi molta voglia. A Oliena trovo una fiumana di ciclisti, ancora in fase di riscaldamento, tra chi sta lasciando il quartier generale locale e chi fa colazione e spesa per la giornata. In questo secondo giorno di trail, carota e bastone sono stati invertiti, poiché al mattino abbiamo fatto su e giù per i gradoni di roccia di Scala ‘e Surtana mentre al pomeriggio è andata decisamente meglio, benché qualche pietraia non sia mancata.

Io mi fermo per pranzo a un chiosco appena fuori l’area di Surtana (che a vederla da sotto sembra il Colorado, coi suoi canyon e le montagne rosse), dove sono stato bene accolto dal proprietario e un suo parente, al quale ho spiegato che stessero facendo tutti quei ciclisti. Ebbene, costui (oltre ad avermi offerto una birra, che ho ricambiato) ha cominciato a riferirlo a tutti i clienti che nel frattempo stavano arrivando. Non so cos’abbia detto, visto che parlava loro in sardo, ma si facevano delle grasse risate…

Il morale è alto ma la stanchezza comincia a farsi sentire e il ginocchio sinistro mi duole, forse dopo averlo sforzato al mattino in qualche scomodo portage della bici. Ciò causerà un dolore di riflesso anche al destro, purtroppo, tale da ridurre la possibilità di spingere bene in salita.

Nel pomeriggio, oltre a una passeggiatina sulla solita pietraia, il tragitto è stato scorrevole fino a salire al passo di Genna Silana, dove sono anche l’hotel in cui ho passato giovedì notte e l’ingresso per le gole di Gorropu, che sono tra le mete che desidererei visitare alla prima occasione utile.

In serata, dopo aver mangiato sul valico al bar Silana ed essere sceso a valle attraverso un sentiero invaso da arbusti (e fatto un guado pressoché introvabile, di notte), decido di arrivare al check-point 4, l’Ovile Carta, gestito da Giampietro, che è anche guida escursionistica e ospita i turisti nel suo ex ovile (oggi, praticamente, un rifugio montano con tutti i confort), dove si cena e canta al suono della sua fisarmonica, volendo. Dopo il ristoro offerto dai volontari del SXW, Giampietro mi offre filuferru al rosmarino e allo zenzero e delle piacevoli chiacchiere, che si prolungano a ridurre le ore di sonno. All’una passata, mentre gli altri ciclisti già dormivano della grossa, seguo il consiglio di Giampietro e, sotto una luna rosso fuoco, vado a dormire su una cengia al lato del sentiero, anziché in un vicino cuile, come avevo pensato. Il programma è alzarmi alle prime luci dell’alba per godere della vista dall’alto del Golfo di Orosei.

Bilancio della giornata: stanco ma abbastanza soddisfatto, ho visto bei posti e avanzo alla mia media. Tra l’altro, prima dell’imbrunire ho incontrato sicuramente due mufloni, che mi dicono essere rari e schivi. Nei tre giorni di trail ho avvistato pochi altri animali, tra cui un muflone (ma di spalle, quindi simile a un cervo) e una volpe in fuga.

Peccato per qualche impedimento tecnico, alla pedivella sinistra che mi si è allentata e al copertone anteriore, che perde pressione. È lo scotto di aver fatto alcuni lavoretti alla bici senza, però, averla potuta rodare.

 

SXW day 3: da (poco dopo) Ovile Carta CP4 a Urzulei (67km e 1.900d+)

Sveglia alle 7, per vedere l’alba, come mi ero ripromesso. Notte fresca ma confortevole, sulla cengia in piano. Da lì, si comincia a scendere su Cala Sisine, tra singletrack nel bosco, pietraie e gradoni in pietra. Un ramo spezzato mi si infila nella ruota anteriore, ma a parte farmi cadere di lato su un cespuglio, senza conseguenze, non arreca danni alla bici. Complimenti a quelli che mi sono passati accanto alle 4.30 partendo dall’Ovile Carta, perché hanno fatto quel toboga col buio! Sono altri partecipanti al lungo, che sarebbero arrivati prima di me.

Il temporale che si vedeva sul mare, fortunatamente, non è giunto sulla terraferma. Il resto del tragitto è stato un mozzico, veloce, con le discese su pietrisco smosso e con alcuni tratti su asfalto e cementate, in salita. Mi trattengo poco a Baunei, l’ultimo check-point, dove incontro Giusi, la moglie di Antonio Marino. Al momento di passare al bivio tra l’arrivo e la prosecuzione del trail sulla traccia dei 410Km dell’Extreme, sono stato tentato di proseguire. Fortunatamente, però, ho deciso di ritenermi soddisfatto, perché chissà cosa mi avrebbe aspettato sul Gennargentu (poi lo abbiamo scoperto dagli altri partecipanti, colti dal maltempo) e, dopo, avrei dovuto inventarmi qualcosa per tornare in tempo in aeroporto! L’arrivo a Urzulei, accolto dall’organizzazione e da altri biker festanti, dà piacere quasi quanto la birra fresca che mi è stata prontamente offerta da Monica.

 

Impressioni di viaggio nel SXW

Bello il trail, ma duro molto al di sopra della media e anche della mia idea, infatti avevo scelto il lungo perché volevo fare un giro più tranquillo. Invece…

Alcuni lo chiamano “ciclodisagio”, quando si cammina tanto, ma questo è un trail che comunque scorre e ciò è una testimonianza della cura con cui è stato tracciato. D’altronde, gli organizzatori sono come i registi di un film e non ci si può aspettare una commedia romantica da chi ha la fama di realizzare film d’azione.

Un plauso particolare va proprio agli organizzatori, Monica, Antonio Marino e Maurizio Doro e ai volontari (talvolta dei poveri familiari sfruttati giorno e notte!!!) per lo sforzo enorme sostenuto ai check-point in cui, tra alloggio e vitto, ci hanno trattato in modo eccellente. Quasi eccessivo… poi ci abituiamo male!!! Io per primo: ammetto di non aver minimamente guardato la traccia né il percorso, proprio perché avevamo già la minestra pronta. Sono stato facilone, eppure mi sarebbe stato utile studiare cosa fare, mi avrebbe reso più consapevole anziché sempre sorpreso dagli eventi, anche se non so se avrei potuto pedalare di più. Probabilmente anche altri partecipanti si sono affidati troppo ai check-point (io non ci ho dormito, ma ci ho mangiato senza cercare alternative).

Molto interessante il SeteTrack, tracciatore GPS/GSM, piccolo e leggero. Avevo anche il mio SPOT, che è satellitare e bidirezionale (quindi, in caso di necessità, si possono chiamare i soccorsi), ma un tracciatore più economico e fornito a noleggio dall’organizzazione nel prezzo di iscrizione, in un evento del genere, è un valore aggiunto per favorire lo spettacolo e soddisfare la curiosità di chi è a casa, degli altri atleti e degli stessi organizzatori. Insomma, ci fa sentire parte di un “vero” evento.

Devo dire che non ho affrontato il giro in modalità “coltello tra i denti”, ma state pur certi che se mi fosse stato agevole pedalare per più chilometri ciascun giorno, lo avrei fatto. Infatti, non nego che il distacco dai quattro arrivati prima di me, mi bruci, visto che sarebbe probabilmente bastato un modesto impegno in più (meno cazzeggio ai check-point o una mezz’ora in meno di sonno, ad esempio) per avere un risultato diverso. Come mia abitudine, non ho seguito gli altri atleti sul sito del tracker, poiché mi distrarrebbe dal “mio” giro. Fermo restando che la serie A era l’Extreme, e lì avrei preso un sacco di schiaffi. Il paragone è che il primo dell’Extreme, Rodney Sonnco ha impiegato per i suoi 410Km il mio stesso tempo (diciamo dei primi arrivati al lungo) per farne 310. Alla faccia!!!

Non sono stato agevolato dal setup scelto, questo è certo: una MTB rigida con copertoni da 2,2 e tutto il bagaglio caricato sopra, non può reggere il confronto (su un tracciato simile) con una full più gommata e almeno parte del bagaglio in uno zaino (capacità personali a parte, sia tecniche che fisiche, e le mie non eccellono). Ovviamente, sapevo che la mia scelta mi avrebbe penalizzato in termini di tempo e fatica, ma sono abitudinario e la mia bici mi piace così, nonostante tutto. L’unica cosa che avrei potuto cambiare era la corona grande anteriore e passare dal 40 al 38, per poter tirare meglio molti rapporti (nei trasferimenti su strada, però, il 40 e le aerobar hanno lavorato molto bene, quindi la versatilità resta confermata).

Insomma, trail straconsigliatissimo per esordienti e veterani, utile anche per chi vuole fare un salto di qualità, dalla pedalata con gli amici alla sfida personale con abbondante pepe, fermo restando che ciascuno può vivere a modo proprio il giro, mettendoci più giorni e diluendo lo sforzo. Resta il fatto che ognuno dei quattro percorsi è molto duro con almeno il 10% del totale (forse di più) da fare a spinta, o letteralmente arrampicandosi su ostacoli naturali, sempre con un occhio ai segnali CAI (che quando si comincia a vederli, vuol dire che sono dolori di pancia).

 

 

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12/10/2020 XWILDER SIMONETTA CERQUETTI

Sapevo a cosa andavo incontro perché questa è la seconda esperienza , un inconveniente dovuto a delle bolle ai piedi non mi ha permesso di completare la lunghezza Extreme di 420 però ho dirottato subito sulla 310 km che per irregolarità del terreno e percorso non era poco! Impeccabili nell’organizzazione Antonio Marino, coccolati in ogni momento, Monica Angioni e Maurizio Doro Naturaider ! Gli sponsor con il loro prodotti ottimi e i CP di Orgosolo , ovile Carta, Baunei ! I compagni ( Nazzaro Pau e i suoi compagni di squadra) durante il percorso Che ogni tanto cercavano di seminarmi ma poi ci si ritrovava sempre ! Anche questa volta sono rientrata stanca ma soddisfatta!

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12/10/2020 XWILDER NICOLA TRENTINI

Eccomi qua a casa a sistemare le cose dopo la mia seconda avventura in terra Sarda. Supramonte X-Wild 2020 .Che dire,me lo aspettavo ,no, o forse mi aspettavo qualcosa del genere .Ho avuto la fortuna (secondo me) di attraversare il Supramonte di notte da solo ,ero a mio agio,duro ,da fare attenzione a tutto e affascinante .Sono arrivato ad Oliena felice e pronto per continuare. Si riparte la mattina presto carico e con tanta voglia di affrontare nuove salite e Antonio Marino , Maurizio Doro Naturaider e Monica di sicuro non deludono tracciando un percorso che non ti molla mai .Che bello incontrarsi sul percorso con Federico Usai e poi lasciarlo andare più volte perché il ragazzo va forte .
Dopo la notte all’Ovile Carta mi ritrovo all’alba a Cala Sisine …Figata…Si riparte e si pensa che oggi si finisce .
Arrivo ad Urzulei e sono Felice soddisfatto di aver concluso il mio SXW 20 al mio 100% di aver avuto la bici, preparata da me, all’altezza (perfetta).Ringrazio il mio Fratellone che sempre sa darmi gli stimoli giusti , e Maurizio Doro Naturaider che 25 anni fa’ mi disse : “dai che andiamo a fare un giro in bici” . Oggi 310 km in 53 H e fischia . Grazie .
E adesso si pensa alla prossima

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12/10/2020 XWILDER PIER PAOLO PIRAS

Per me X-WILD è stato il secondo TRAIL dopo aver partecipato al BelviTrail 2020 un mese fa circa, la mia testa mi diceva, “ hai fatto la tua esperienza ora basta”….invece la mia voglia di scoprire nuovi territori e la mia passione per la MTB, decido e partecipo anche al X-WILD…..dall’invio delle tracce cerco di capire il percorso che bisogna fare, ho l’adrenalina a mille, solo nel vedere il percorso dei 160KM sul pc….inizio a chiedere info ad amici…. non lasciandomi suggestionare o quasi “ahahah”…. Partenza e Via… Inizia la mia prima esperienza alla scoperta di quel territorio visto e rivisto solo nei miei passaggi in macchina…. partenza in salita da Urzulei, ci sta, bisogna iniziare il riscaldamento vista la temperatura esterna…. dalla prima svolta a sinistra “Sa domu e S’Orcu”……inizio ad immergermi nel territorio, restando già affascinato dai luoghi intorno a me……in sintesi il mio percorso dei 160 km….non posso nascondere che è stato molto impegnativo e tecnico, i primi, penso 15/30 km, tra salite e discese con la MTB a spinta, ho risentito un dolore al ginocchio, ma questo non mi ha impedito di proseguire, anzi mi ha fatto procedere ancora di più in sicurezza e con cautela, dandomi la possibilità di ammirare, il territorio e i paesaggi intorno….altrimenti andavo troppo veloce….ahahah…. si incontravano persone, molti tratti del percorso li ho fatti con Francesco Pala, scambiando due chiacchere….oppure ne approfittavo per seguire la strada giusta perché ogni tanto il mio GPS ”sfarfallava“….e con Maurizio Doro che tra un intervista e qualche foto il mio cammino andava avanti….i quali ringrazio entrambi per il sostegno e la passione che trasmettono alle persone nel parlare con loro….nel complesso la mia esperienza si è conclusa benissimo pur con qualche acciacco, quello che mi ha portato a chiudere il percorso, sono stati i miei principi, dei quali tengo conto nelle mie uscite in mtb….passione per la bici, non imporri un obiettivo di tempo, liberare la mente e esplorare nuovi territori senza sapere quello che mi aspetti, in due parole “AVVENTURA e LIBERTA’”…. per me la MTB è volare sulla strada con le braccia in alto……conquistando sempre nuove esperienze, nuove emozioni che la vita e passione ci dona ogni giorno….questa nuova avventura mi è servita per conoscere ancora di più i miei limiti ( anche se in realtà, non mi sono mai messo limiti ), perché non mi vergogno a dirlo, se qualche salita e/o discesa non mi sento sicuro, la faccio con tutta tranquillità a piedi spingendo la bici….ahahah, la conoscenza di persone magnifiche con le quali scambiare due chiacchere immersi in una birra, come è capitato con Valerio, Lorenzo, Sebastiano, Maurizio, Francesco………, oppure anche in una mangiata insieme a Michele e Antonio, la scoperta di luoghi fantastici ed emozionanti, ma soprattutto, che queste emozioni sono come piccoli tesori da portare sempre con NOI…. 

Mi sono trovato bene anche nei vari CP, dove venivamo accolti come dei re…. Peccato che questa pandemia ci abbia penalizzato… ma alla fine è andato tutto bene….. grazie di tutto agli organizzatori e a tutti i xwilders per questa nuova AVVENTURA …………………….. PIER PAOLO

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12/10/2020 XWILDER LUCA TRENTINI

Ciao, non sono bravo a raccontare e/o descrivere emozioni, ma ho letto i commenti di molti di voi e li condivido in tutto, voglio solo ribadire, che la Sardegna è una terra unica, ci vai con la tua bici una prima volta (per me 10 anni fa) e pensi di averla vissuta, in realtà ti contamina e appena sei a casa inizi a pensare a come tornarci. Dopo il Naturaid Olbia Capoterra del nostro amico Maurizio Doro Naturaider fatto lo scorso anno, pensavo che questo desiderio si fosse calmato, ma niente sono tornato per l’XWild 2020 e mi sa tanto che se la vita e la salute me lo concedeno ci ritornerò. Ringrazio mio fratello Nicola Trentini con il quale ho condiviso tante belle fatiche, voglio anche ringraziare Antonio Marino, Maurizio Doro, Monica e tutto lo staff per lo splendido lavoro. Grazie!!

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12/10/2020 XWILDER RODNEY SONCCO

Wow anche questa avventura “micidiale” del Supramonte_xwild tutto veramente bello duro, molto stimolante a livello psicológico per lo spingere della bici, ma tutto in generale davvero bello! Paesaggi selvaggi che solo la Sardegna poteva donare,
Felicissimo di tutta la bella gente che ho incontrato, grazie a tutto voi

 

Rodney Soncco

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12/10/2020 XWILDER EMANUELE MARCIAS

SUPRAMONTE XWILD 2020-L’AVVENTURA
Se dovessi riassumere in due parole quest’esperienza, utilizzerei certamente “L’Avventura” con tanto di A volutamente maiuscola.
Prima di passare al racconto vero e proprio, voglio ringraziare alcune figure chiave di quest’esperienza che, come dirò più avanti, è stata costruita minuziosamente nei mesi scorsi con innumerevoli difficoltà. Sicuramente desidero ringraziare il mio mentore del ciclismo, Cristian Melis, grazie al quale sono riuscito ad acquisire una capacità di allenarmi sui pedali davvero inaspettata.

Un altro ringraziamento importante va a World Nutrition Oristano e all’amico Max Sanna per il supporto “energetico” FONDAMENTALE. Tante poi sono le persone che dovrei ringraziare per il supporto morale costante, anche questa volta che le cose stavano volgendo per il peggio e per poco ho rischiato di non poter partecipare..la famiglia ha un ruolo fondamentale in questo e Sara Desogus

rappresenta ancora una volta il mio pilastro fondamentale in tutte le mie costanti pazzie.
Un enorme grazie va anche ai miei collaboratori e colleghi che hanno permesso di svolgere quest’avventura in tranquillità, avendomi permesso di lasciare il “timone” per qualche giorno e cito Enzo Contu come rappresentante di questa enorme organizzazione che ho la fortuna e il privilegio di Comandare. Infine, grazie alla mia testa dura, senza la quale penso tutto ciò non si sarebbe potuto realizzare e che ringrazio per indicarmi sempre la via più difficile e ardua da percorrere.
Il Supramonte, questo sconosciuto. Una montagna?un luogo?un modo di vivere?
Un po’ tutto questo diciamo.
Un territorio estremamente selvaggio, inospitale, frequentato solo da pochi, pochissimi avventurieri o pastori o..banditi.
Ebbene si, perchè nell’immaginario comune, il Supramonte, è il simbolo del banditismo sardo, dell’oscuro e del lato più nascosto della nostra terra.
Per tanti anni si è parlato del Supramonte come un luogo avvolto dal mistero, inaccessibile e impenetrabile dove “ci sono i banditi”…figuriamoci attraversarlo..figuriamoci attraversarlo DI NOTTE. Un anno fa circa sentii parlare di questa esperienza, chiamiamolo trail, il Supramonte X-Wild, che per la prima volta apriva a un cospicuo numero di partecipanti la possibilità di “cavalcare” le creste del cuore della Sardegna più selvaggia.
Al tempo, ero impiegato fuori sede e pertanto dovetti rinunciare all’idea di partecipare ma nella mia testa si accese la spia delle “cose da fare”.
Cosi, all’inizio del 2020, appena aperte le iscrizioni, decisi di fare l’iscrizione senza alcun indugio, buttandomi direttamente sulla distanza più lunga e impegnativa che, a differenza della scorsa edizione era cresciuta sia in km che in dislivello conquistando cosi il nome di Extreme..410 km e 13000 metri di dislivello positivi, roba da mettere in croce anche mostri del ciclismo.
Reduce dalle mie passate esperienze(non tante in fin dei conti) decisi di affrontare come mio solito la sfida: pianificare, organizzare, condurre.
Inizialmente, fu cosi e infatti per due mesi, fino a marzo, la preparazione procedette spedita e con grandi risultati.
Come noto però, a marzo la pandemia mondiale impose uno stop e cosi, tutto fu messo in pausa.

A giugno, con i primi sblocchi, anche il Supramonte X-Wild riprese vita e forza e finalmente esistevano date e alcune certezze per poter riprendere la preparazione..il 17 giugno però, qualcuno decise che la mia sfida sarebbe dovuta diventare ancora più difficile da sostenere.
Durante un’escursione, a causa di un errore nelle acque cristalline della coste ogliastrine, la mia spalla sinistra decise di abbandonare la sua naturale sede, lussandosi in maniera TRAUMATICISSIMA e lasciandomi con un amaro in bocca che difficilmente dimenticherò..perchè per uno sportivo, un trauma simile, non è accettabile con un semplice “mi metto a riposo”..è un disastro!

Nella mia testa però, grazie a Dio, l’opzione della resa non è in elenco e quindi subito (praticamente durante il volo con l’elisoccorso da Cala Goloritze a Olbia) partorii uno scadenziario di massima: se

riuscirò a fare 10 piegamenti sulle braccia e salire in sella dopo ferragosto, avrò possibilità di partecipare.
Cosi fu, anche se con molti pareri contrari da parte di alcune persone che tengono alla mia salute.
Il 1 settembre ripresi gli allenamenti, decisi di optare per il percorso corto cercando di immaginare come sarei stato da li a 4 settimane.

L’ultima domenica di allenamento, il 4 ottobre decisi di fare un test personale..andò alla grande e cosi decisi non solo di partecipare ma di svolgere il percorso medio, consapevole che il corto non mi avrebbe soddisfatto abbastanza.
Cosi, l’8 ottobre ero pronto, a Urzulei.

Non nego che lo stato d’animo era quello di uno abbastanza preoccupato e una volta a Urzulei, sede del Quartier generale e sede della partenza, lo stato d’animo dei partecipanti non era rassicurante..tutti, ma dico tutti, erano intimoriti e preoccupati dalla sfida che da li a poche ore avrebbe scatenato l’adrenalina di decine e decine di biker.

Ricordo in particolare quando Ivan, un amico di Cagliari, mi disse “guarda lassù, domani mattina si arriva la prima di proseguire”, indicandomi una strada sul costone roccioso che sovrasta Urzulei..ma

siamo matti?Uno strappo simile a freddo?Ebbene si, questo era indicativo del tipo di sforzo necessario per affrontare la sfida.
Durante la cena di saluto con tutti i partecipanti, si sedette al tavolo con noi una coppia e la ragazza ( Stefania Piredda

)dopo alcuni minuti chiese “ma voi che percorso fate domani?” e, alla mia risposta sulla partecipazione al percorso medio, mi disse “a be, allora lo facciamo insieme”.
In realtà io avevo deciso di fare tutto il percorso solo con me stesso, per svariati motivi ma sopratutto perchè avevo una tabella di marcia ben definita e che doveva concludersi entro il sabato sera.

La mattina della partenza però, Stefania era li e quindi partimmo insieme..mai avrei immaginato che sarebbe stata un’eccellente compagna di viaggio!
La partenza fu praticamente una scalata, fortunatamente con fondo in asfalto, ma il peso della bici era notevole e quindi il passo doveva essere lento e costante.

Dopo pochi km si presentò un fastidioso problema al cambio che mi accompagnò fino al primo checkpoint, Orgosolo, e che mi impediva di utilizzare i rapporti più leggeri..morale della favola, i primi 63 km sono stati una passione!
Inoltre, avevo immaginato la durezza del tracciato ma mai avrei immaginato che dopo circa 20 km avrei dovuto abbandonare la sella per camminare..si, perchè il percorso era durissimo, fin dall’inizio.
Tutto sommato però, sono abituato a camminare con carichi e quindi la cosa non mi preoccupava più di tanto..il sole splendeva, l’aria era frizzante ma gradevolissima e stavo facendo questa incredibile avventura..che meraviglia!!!
Preso un po’ dai paesaggi, dai mufloni che attraversavano la strada come pedoni (mai visti cosi da vicino) e dalla bellezza incontaminata dei posti pazzeschi che piano piano stavamo attraversando, non mi accorsi della durezza dei rapporti..arrivati al passo di Corr’e Boi ero uno straccio!
Fortunatamente da li, fino a Orgosolo, si susseguivano una serie di divertenti discese e leggere salite e quindi il dispendio energetico poteva essere controllato.
Arrivati al primo CP ero in ritardo di circa un’ora su quanto avevo programmato..niente di che ma proiettato sui successivi 70 km che mi separavano da Oliena iniziava a preoccuparmi.
A Orgosolo l’accoglienza è stata davvero splendida, a mio avviso il miglior CP dell’intera manifestazione. Inoltre il grandissimo Giorgio con la sua officina mobile mi aveva sistemato la bici in

un attimo e quindi, dopo un’oretta di sosta, eravamo pronti a ripartire.
Un gruppetto di Oristano mi chiese “Manu, ma dove vi fermate?A Oliena???Mi che è lontano, ti fai il Supramonte al buio, hai la bici che sembra un carro!!”..la decisione era ormai presa, una camera d’albergo mi attendeva e io non avevo alcuna intenzione di rinunciare alla mia programmazione. Dopo circa 20 km, quando ormai ci trovavamo sui monti sopra Orgosolo, un bel problemino…crampi, crampi come mai avuti nella mia vita..era un problema pedalare, era un problema scendere e spingere..era davvero un bel problema!
La mia compagna di viaggio, preoccupatissima, mi invitava a riposare ma io non ne volevo sapere..sapevo che una sosta avrebbe aggravato la situazione e cosi decisi di optare per la soluzione “testa”..da Alpino, ho imparato che nei momenti duri, si tira giù la testa e si cammina, senza pensare.

Cosi, un pò grazie alla testa, un po’ grazie al costante rifornimento idrico e di cibo e un po’ grazie a Stefania che vedevo sempre avanti a me, i km scorrevano..km e km di salita implacabile.
Fatto sta che, la vetta di Monte San Giovanni era stata raggiunta e da li in poi, iniziava la vera sfida..dopo un po’di discesa “rocciosa” il buio iniziò a farsi più evidente e quindi faretti accesi e via nella notte selvaggia del Supramonte..che roba ragazzi!!

20 km di spinta a piedi, rocce, vento..bellissimo!Nei boschi prima di arrivare a Oliena qualcuno aveva deciso di fermarsi per un fuoco e una sosta ma io e Stefania no, senza alcun indugio siamo arrivati, con fatica, a Oliena..alle 01:15 del sabato!
Avevo programmato di arrivare a Oliena alle 21, massimo alle 22; uno scostamento notevole.

Eppure quei durissimi 133 km erano scivolati via con emozioni che difficilmente potrò mai descrivere, un’intensità di emozioni davvero unica.
La notte come sempre porta consiglio..a me l’unico consiglio che aveva portato era “te la senti di ripartire?”. Ero abbastanza stanco dal giorno prima, ma il nostro corpo è una macchina micidiale che ha risorse inimmaginabili..cosi, dopo una bella colazione presso l’Hotel Gicappa, saltai sulla sella e via..peccato che nella foga la chiave della stanza era rimasta in tasca e quindi, dopo qualche km, dietro

front e secondo giro a Oliena..pazienza, ormai ero lanciato.
Stefania intanto, che aveva pernottato al CP di Oliena, era ripartita qualche ora prima di me.
In un attimo, abbandonato il paese ecco la meraviglia..il costone bianco che introduce alla valle di Lanaitto..una meraviglia indescrivibile..cosi, passato Su Gologone, entrai nella valle per affrontare la seconda e tanto temuta sfida, Sa Scala e Surtana, un percorso fatto di rocce e rocce (si, non c’è altro) che attraversa il monte dalla valle di Lanaitto alla valle dell’Oddoene..che roba pazzesca! anche li, tanta spinta ma ripagata da scenari mozzafiato.
Giunto a metà della scala, constatato che l’ora di pranzo era ormai vicina, decisi di arrivare a Dorgali e consumare un pasto frugale..un bel piatto di ravioli caldi!!
Attraversato il passo di Littu sulla vecchia strada che da Dorgali portava a Calagonone, ultimo CP del mio percorso, lo scenario cambiava completamente..le aspre rocce del Supramonte lasciavano spazio alla bellezza del mare e alla “morbidezza” delle strade montane tra Cala Gonone e Urzulei..non prima però di aver consumato un ottimo piatto di riso alla pescatora e scambiato 2 chiacchiere al CP..in fondo, mancavano solo 43 km, 1600 metri di dislivello, c’era ancora il sole..cosa vuoi che sia?
Povero me..povero illuso..ripartito da Cala Gonone iniziarono una serie di salite con pendenze davvero improponibili che misero a dura prova la mia resistenza.
La notte ormai incombeva e quindi faretti accesi e cambio batterie al GPS per non svolgere queste operazioni al buio pesto.
A un certo punto, dal bosco, un cane che abbaia..no..che seccatura!
In realtà, si trattava di un cagnolino appartenente a un gruppo di escursionisti che aveva scelto quell’angolo remoto di mondo per passare la notte e cosi, non potendo rifiutare il loro invito, ne approfittai per mangiare un ricco biscotto con nutella e bere un sorso d’acqua, raccontandogli che razza di avventura stavamo svolgendo e rispondendo alle loro numerose domande sulla gara.
Non curante dell’orologio e convinto degli ultimi 32 km di pacchia, mi riavviai con tranquillità e serenità…bene, ricorderò per sempre quegli ultimi 32 km..un susseguirsi di sorprese ALLUCINANTI rese ancora più assurde dal buio: salite infinite, percorsi inesistenti divorati da una vegetazione fitta e robusta e addirittura un guado!
Ricordo, a un certo punto, di aver trovato una mezza forma di formaggio appesa a un albero..non so perchè, per quale coincidenza, ma da quel formaggio in poi la strada divenne più permissiva!!Forse un

miraggio?non lo scoprirò mai..fatto sta che quel formaggio mi diede una sorta di motivazione.
E cosi, alle 00:15 di domenica, con circa 4 ore di ritardo sulla mia tabella stimata, l’arrivo a Urzulei dove Monica mi attendeva come “ultimo della nottata”.
Una volta li, mi resi conto che, se non avessi avuto il limite del sabato, avrei potuto affrontare anche il percorso lungo ma non importa, è stata una bellissima sfida anche cosi.
Uno dei momenti più belli di questa esperienza, è stato la mattina, al risveglio, quando, tra un preparativo e l’altro per lasciare il QG, ho avuto il piacere di scambiare 2 chiacchiere con uno dei maestri di questa disciplina, Maurizio Doro Naturaider. A lui, ad Antonio Marino e a Monica, va il mio più grande ringraziamento per aver creato questa fantastica esperienza e per aver messo dentro tutto lo spirito da avventurieri e guerrieri che li contraddistingue.

Si vive una volta sola e si deve vivere fino in fondo..Fai ciò che non hai mai fatto per diventare ciò che non sei mai stato!

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12/10/2020 XWILDER ENZO PAOLETTI

Ed anche il Supramonte X-Wild e’ archiviato. E’ stata un’esperienza diversa dal solito: Portage (che non amo particolarmente) a non finire e tratti duri da percorrere, in zone impervie e difficili da raggiungere dove pedalare era quasi impossibile. Anche questa volta, attraverso uno dei Trail Sardi, ho potuto scoprire una parte della Sardegna che ancora non conoscevo e godere di una bellezza straordinaria. Un bravo ad Antonio Marino, a Maurizio Doro Naturaider e a Monica Angioni, grazie di cuore per essere riusciti ad organizzare tutto ciò’ di questi tempi. Un grazie anche a Giusi Sanna e Roberto Fanni che ci hanno ristorato è supportato ai CP. Un abbraccio a tutti i ragazzi che ho incrociato sul percorso: e’ stato bello rivedervi chi in sella e chi spingendo la bici. Mi mancava tutto questo!!! 🚵‍♀️❤️