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LE EMOZIONI DEGLI XWILDERS

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XWILDER DOMENICO PINNA

Supramonte XWild 2020. Sono il primo ad iscrivermi e scelgo la 310 km. Ho voglia di vedere un territorio che non conosco, infatti nessuno dei trail fatti fino ad ora ha attraversato quelle zone. Vengo dalla 300 km del Belvì trail chiusa in 40 ore e, assimilando le distanze (anche se con più dislivello) penso di poter finire anche questa in orario accettabile, magari qualche ora dopo…. Penso (male). Appena rilasciata la traccia, la carico su Koomot ed inizio a vedere il percorso. Mi sembra scorrevole, nel senso di molte strade, sentieri, sterratoni. Chiaramente non si vede in maniera dettagliata il fondo stradale e di conseguenza non si vede se pedalabile o no. Chiedo informazioni ad Alessandro Serra, Man Demuro, Alessandro Uccheddu e tutti mi parlano di una zona praticamente non pedalabile, nella quale sarebbe meglio arrivare di giorno per riuscire ad orientarsi meglio. Mi parlano della Scala e’ Surtana dove ti devi arrampicare con la bici… non so nemmeno cosa sia. Queste parole mi turbano un po’… guardo e riguardo la traccia più volte, ogni giorno, ma non mi sembra ci sia nulla di strano. Alleggerisco i bagagli rispetto a

Belvì, carico una borsa in meno e cerco di ridurre il peso sulla schiena.
Partenza il venerdì, pronti via e subito km di salita in asfalto (mi sa una decina) prima di entrare sul supramonte sopra Urzulei. Piccolo tratto non pedalabile, mi guardo attorno e mi rendo subito conto di quello che mi aspetta… il fondo è diverso dalle altre zone dove sono stato: ciottoli, ciottoli di tutte le grandezze che ti bloccano e ti fanno scendere dalla bici. Non ho sottovalutato il trail, non lo faccio mai, nemmeno nelle zone che conosco (figuriamoci questa volta). Calma, scendo e via a piedi. Si passa per una valle che ha ancora l’erba ghiacciata (mi parlano di circa 1.5 gradi) e dopo circa 60 km (viaggio da solo) arrivo ad Orgosolo. Trovo al cp Alessandro e Man che avevano allungato parecchio e che stavano già ripartendo. Mi siedo a mangiare qualcosa e riparto dopo un po’….. li riprendo dopo qualche ora e da lì viaggiamoassieme fino a quel tratto tanto temuto (per fortuna). Ci arriviamo di giorno e lo superiamo di notte….. ore ed ore di portage (bici a spinta e molte volte in spalla)…. Interminabile. Arriviamo ad Oliena. Man riparte subito, io ed Alessandro intorno alle 3 del mattino. Viaggiamo assieme con la dovuta calma, mi spiega dove siamo, essendoci lui già passato l’anno scorso. Scala e’ Surtana….. bici in spalla e via, qualche ora per superarla e di nuovo in sella. Dorgali e il cp di Cala Gonone. Mangiamo qualcosa e ripartiamo… sta per arrivare il momento in cui le nostre tracce si divideranno (Ale sta sulla 230 km). Arriviamo al Passo Genna Silana e troviamo Man fermo a mangiare, facciamo lo stesso. Ripartiamo tutti e 3 assieme e dopo qualche km arriva Federico Usai (quanto ha camminato!?!?!?) che prosegue con noi. Le tracce si dividono e continuo con Man e Federico fino al 4 CP. Penso di ripartire quasi subito, sono le 20, forse le 21 ed ho voglia di accelerare per tentare di finire ad un orario accettabile. Gli altri mi guardano un po’ così…. quello che mi aspetta è abbastanza pesante per ripartire senza riposare. Chiamo a casa ma è tutto ok, mi tranquillizzo e mi fermo qualche ora anch’io. Ripartiamo alle 4 per

Cala Sisine (un peccato esserci arrivati col buio) e proseguiamo verso Baunei. Dico a Federico se vuole di andare, vedo che ha un altro passo e non voglio rallentarlo… “macchè” mi risponde, ma vedo che scalpita. Allunga prima di Baunei e dopo aver mangiato ripartiamo assieme. Gli ripeto le stesse parole… alla fine va via e mi rilasso un po’ anch’io. Il fatto di avere una persona più veloce davanti, mi spinge a forzare per stargli dietro col rischio di scoppiare. Restano una trentina di km fino ad Urzulei. Sono abbastanza stanco e le ultime rampe dentro il paese sono la frustata finale. Arrivo al qg dove trovo Monica che mi da qualcosa da mangiare. Mi rilasso un’oretta, foto con l’attestato e via in macchina.

E’ stata una bella avventura e l’ho chiusa bene. Ho visto tanti posti nuovi. Spettacolare.

Grazie ad Antonio Marino, Maurizio Doro e Monica Angioni per aver confezionato questo trail, faticoso ma entusiasmante.

Grazie a tutto il personale dei vari cp per l’accoglienza… non ci hanno fatto mancare nulla.
Alla prossima

 

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XWILDER SALVATORE MANCA

OGNUNO HA L'IMMAGINARIO XWILD CHE SI MERITA.

Ognuno ha l’immaginario XWild che si merita.Portaspingendo nel giorno Medio del Giro Corto sul sentiero di Surtana, in attesa dell’epifania della tanto vituperata Scala, si palesa al lato del  cammino nostro, un concilio di  folletti pietrosi. Ergendosi sul seggio tronco, Re Surtelfone si rivela a messere Simone, anche lui Re…dei Tubi ed ardito spingitore, sussurrandogli la profezia: “Per il prode che ha spinto fino a Punta Solitta (battaglia!) e che discenderà “a stampella” fino alla valle del Fumineddu (bottarga!…e così fu) ci saranno gli onori che si merita un leggendario avventuriero (bottiglia!…e così fu di nuovo)”. Lasciando alla vostra immaginazione chi sia il Creatore di Surtelfone, esprimo profonda gratitudine alla triade organizzatrice, ai miei 4 compagni di avventura (messeri Andrea, Ivanoe, Pierpaolo e Simone) e a tutti i partecipanti all’impresa. Non dimenticando la mia adorata Marlena Seconda che si è fatta pedalare, spingere e portare chiedendo in cambio solo qualche coccola (una spazzolata e un po di lubrificante), ringrazio perchè Supramonte XWild è stata più che un’esperienza, un’impresa simile a un poema epico cavalleresco ovvero un corso estremo di perfezionamento dell’animo. Ma la profezia di Surtelfone non è finita: “Se il Supramonte ti vuoi meritare, non ti lamentare se non puoi sempre pedalare! Lo sai già che il prossimo anno, ci vorrai ritornare”. Cin Cin!

 

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XWILDER GIANLUIGI BELLANTUONI

E con questa immagine del tacco più famoso della Sardegna, il Monte Perda ‘e Liana nell’altopiano dell’Ogliastra, termina la nostra avventura isolana.
Si torna nel continnnnnente😏con un bagaglio di ricordi che rimarrà indelebile nella mente e nel cuore, una terra aspra e selvaggia, un angolo di old wild west unico in Italia, abitato da gente semplice ed ospitale, dal cuore grande, di cui non puoi fare a meno di innamorarti. Con la speranza di tornarci presto per altre avventure.
Supramonte X-Wild è stato l’evento che mi ha dato l’opportunità di scoprire questa terra, una gara in modalità bikepacking dai numeri importanti, quattro percorsi, tutti ugualmente impegnativi, seppur diversi per dislivello e lunghezza.
L’Extreme, quello a cui ho partecipato, 420 km e oltre 12000 mt di dislivello, chiuso in poco più di 80 ore, in ottava posizione, ultima in tempo utile per entrare nell’olimpo dei pochi eletti, gli X-Wilder 2020.
Un evento unico sapientemente gestito dai padroni di casa Monica Angioni, Maurizio Doro Naturaider, Antonio Marino che hanno fatto dell’accoglienza l’elemento base, oltre a tracciare un percorso, l’Extreme, attraverso il Supramonte e il Gennargentu, tecnico, impegnativo e durissimo, tra rocce, sassi, foreste, single track, passaggi esposti in cresta, inimmaginabili per i più da fare in bici. Eppure loro ci hanno creduto e creato questo piccolo capolavoro.
La Sardegna sinonimo di mare, sole, vacanza, relax, per pochi giorni sede di una delle più dure e spettacolari gare bikepacking d’Italia. E dal sole delle zone costiere, in poche ore siamo passati ai sentieri d’alta quota, sferzati da gelidi venti di maestrale che soffiano a 100kmh, pioggia che diventa neve nella parte più alta, gli oltre 1800 mt slm della Punta la Marmora, il tetto dell’Isola. Ma mai soli, sempre controllati dal sistema satellitare di tracciamento e assistiti e rifocillati ai 5 check point, dove era anche possibile fermarsi per la notte. E all’arrivo un’accoglienza mai vista, per tutti, dal primo all’ultimo, dall’atleta di fama, che da prestigio alla manifestazione, allo sconosciuto, che ha sofferto per quattro lunghi giorni.
Venendo al tracciato, un percorso vario, con brevi strade asfaltate, lunghi tratti su piste agricole dal fondo sassoso e sconnesso, single track, e moltissimi tratti da fare a piedi, a volte con bici in spalla, tra rocce e sassi. I sassi, la costante di tutto l’X Wild, piccoli grandi, a volte superabili in sella, per lo più camminando, hanno reso tutto più difficile e ancora più selvaggio. Lunghe salite, pendenze degne di ambienti alpini, gli oltre 1500 mt di dislivello per raggiungere il tetto dell’isola e scoprire che il possente paesaggio che si domina da quelle altezze, in realtà è interamente coperto da nuvole, gli sforzi, il vento fortissimo, la bufera di neve, l’irto sentierino che sale verticale alla vetta, la lunga traversata in costa, pochi metri sotto la cresta, sono tutte esperienze uniche che rimarranno per sempre. Un tour estremo, con un clima estremo a queste latitudini, ben lontane dal circolo polare. Siamo in Sardegna, a migliaia di chilometri dall’Alaska, eppure anche qui si possono trovare condizioni difficilu e passare in poche ore da 30 gradi a 0, da quota 0 a quota 1800.
Questa è la Sardegna, questo è il #supramontexwild, questo è quello che potrete trovare alla prossima edizione. Io ci sarò perchè questo trail è entrato di prepotenza nella lista dei miei preferiti.
Arrivederci al 2021 per la consacrazione a nuovo X-Wilder.
Un sincero ringraziamento e un abbraccio a tutto lo staff, ci rivedremo presto.
Grazie a tutti
Gian X-Wilder

 

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XWILDER MAURO SALTALAMACCHIA

 

La sera prima del Supramonte X-Wild, edizione 2020, l’appuntamento è a Urzulei, ma il mio ritardo mi fa arrivare direttamente al briefing – con annessa cena conviviale – al ristorante “Sa Domu’ e s’Orcu”, già in salita, giusto per capire l’antifona. Per fortuna che Oscar Aramu mi ha dato un passaggio in macchina, altrimenti avrei rischiato di saltare la cena!!! Mi trovo seduto a tavola di fianco a tanti amici, tra cui il granitico Rodney Sonnco, che non si tira indietro né di fronte a una salita, né tantomeno di fronte a un bicchiere di vino. Antonio Marino, uno degli organizzatori e tracciatori, fa gli onori di casa e illustra i percorsi, che dovremmo già conoscere bene grazie al dettagliatissimo road book, fornito alcuni giorni prima. Monica Angioni, anche lei del team SXW, è premurosa nei confronti dei partecipanti, nei quali la fame (data l’ora) e l’ansia (per il giro impegnativo dell’indomani) provocano un’analoga sensazione di vuoto allo stomaco… prontamente sopita da cibo locale e buon vino rosso. A fine serata Maurizio Doro, il terzo degli organizzatori, ci dedica una masterclass sulla sua filosofia: “La Vita è un’Avventura, ma anche un Cin Cin. Battaglia Bottiglia Bottarga”.

Trascorro la notte all’hotel Gorropu in compagnia di Gianluigi Bellantuoni e Daniele Bifulco, anche loro forestieri in terra sarda. Per me, in realtà, non sarà il primo attraversamento del Supramonte, avendo già pedalato nel Naturaid Sardegna impossible di Maurizio, ma stavolta il giro è più corto e concentrato a quella sola area geografica. Ciò significa che non sarà certo una passeggiata!

 

SXW day 1: da Urzulei a (quasi) Oliena CP2 (123Km e 3.400d+)

Lasciare l’albergo è sempre un trauma e, in più, stavolta lo facciamo senza colazione per non tardare troppo. La partenza, a causa delle norme anti-COVID-19, sarà libera e individuale dalle 7 alle 9, così – una volta alla linea di partenza a Urzulei, saluto gli altri forestieri e mi dedico alla bici. Dopo aver fatto registrare al meccanico dell’organizzazione, Giorgio Carta (Technobike di Sestu, Cagliari) i raggi della ruota posteriore, allentati dopo l’ultimo montaggio, si parte alle 8.25!

La mattina è abbastanza scorrevole, a parte pochi chilometri impervi, in cui ci sono da affrontare alcuni tratti a piedi, su rocce. Dopo il primo check-point con ristoro a Orgosolo, però, si comincia l’ascesa al Supramonte, che avevo colpevolmente sottovaluto. Poco prima di uscire dalla zona a spinta, avvisto nella notte dei bagliori che si rivelano essere un fuoco e, lì vicino, un paio di bottiglie d’acqua. Immagino siano una “coccola” dell’organizzazione, una pacca virtuale sulle spalle, per ristorare lo spirito dopo essere arrivati fin lì. Getto un paio di ciocchi nel fuoco, per chi verrà dopo di me, poi proseguo. Complessivamente, abbiamo camminato per parecchi chilometri tra le pietre e questo significa che se la mattina abbiamo avuto la carota, dopo ci è toccato il bastone… alla fine decido di fermarmi in bivacco a 10km dal secondo check-point, Oliena, stanco dopo aver affrontato in discesa numerosi sentieri di pietrisco smosso. Ero anche preoccupato dal gran numero di persone che avrei trovato al check-point, dove darebbe stato impossibile dormire, perciò resto sul tracciato (vengo comunque svegliato da alcuni gruppetti di bikers che, al contrario di me, avevano deciso di raggiungere il paese nonostante l’ora tarda).

 

SXW day 2: da (quasi) Oliena CP2 a (poco dopo) Ovile Carta CP4 (122km e 3.300d+)

Al mattino, mi rendo conto che i chilometri mancanti a Oliena erano molto agevoli. Tuttavia, non mi pento di essermi fermato, altrimenti avrei comunque proseguito oltre e non ne avevo poi molta voglia. A Oliena trovo una fiumana di ciclisti, ancora in fase di riscaldamento, tra chi sta lasciando il quartier generale locale e chi fa colazione e spesa per la giornata. In questo secondo giorno di trail, carota e bastone sono stati invertiti, poiché al mattino abbiamo fatto su e giù per i gradoni di roccia di Scala ‘e Surtana mentre al pomeriggio è andata decisamente meglio, benché qualche pietraia non sia mancata.

Io mi fermo per pranzo a un chiosco appena fuori l’area di Surtana (che a vederla da sotto sembra il Colorado, coi suoi canyon e le montagne rosse), dove sono stato bene accolto dal proprietario e un suo parente, al quale ho spiegato che stessero facendo tutti quei ciclisti. Ebbene, costui (oltre ad avermi offerto una birra, che ho ricambiato) ha cominciato a riferirlo a tutti i clienti che nel frattempo stavano arrivando. Non so cos’abbia detto, visto che parlava loro in sardo, ma si facevano delle grasse risate…

Il morale è alto ma la stanchezza comincia a farsi sentire e il ginocchio sinistro mi duole, forse dopo averlo sforzato al mattino in qualche scomodo portage della bici. Ciò causerà un dolore di riflesso anche al destro, purtroppo, tale da ridurre la possibilità di spingere bene in salita.

Nel pomeriggio, oltre a una passeggiatina sulla solita pietraia, il tragitto è stato scorrevole fino a salire al passo di Genna Silana, dove sono anche l’hotel in cui ho passato giovedì notte e l’ingresso per le gole di Gorropu, che sono tra le mete che desidererei visitare alla prima occasione utile.

In serata, dopo aver mangiato sul valico al bar Silana ed essere sceso a valle attraverso un sentiero invaso da arbusti (e fatto un guado pressoché introvabile, di notte), decido di arrivare al check-point 4, l’Ovile Carta, gestito da Giampietro, che è anche guida escursionistica e ospita i turisti nel suo ex ovile (oggi, praticamente, un rifugio montano con tutti i confort), dove si cena e canta al suono della sua fisarmonica, volendo. Dopo il ristoro offerto dai volontari del SXW, Giampietro mi offre filuferru al rosmarino e allo zenzero e delle piacevoli chiacchiere, che si prolungano a ridurre le ore di sonno. All’una passata, mentre gli altri ciclisti già dormivano della grossa, seguo il consiglio di Giampietro e, sotto una luna rosso fuoco, vado a dormire su una cengia al lato del sentiero, anziché in un vicino cuile, come avevo pensato. Il programma è alzarmi alle prime luci dell’alba per godere della vista dall’alto del Golfo di Orosei.

Bilancio della giornata: stanco ma abbastanza soddisfatto, ho visto bei posti e avanzo alla mia media. Tra l’altro, prima dell’imbrunire ho incontrato sicuramente due mufloni, che mi dicono essere rari e schivi. Nei tre giorni di trail ho avvistato pochi altri animali, tra cui un muflone (ma di spalle, quindi simile a un cervo) e una volpe in fuga.

Peccato per qualche impedimento tecnico, alla pedivella sinistra che mi si è allentata e al copertone anteriore, che perde pressione. È lo scotto di aver fatto alcuni lavoretti alla bici senza, però, averla potuta rodare.

 

SXW day 3: da (poco dopo) Ovile Carta CP4 a Urzulei (67km e 1.900d+)

Sveglia alle 7, per vedere l’alba, come mi ero ripromesso. Notte fresca ma confortevole, sulla cengia in piano. Da lì, si comincia a scendere su Cala Sisine, tra singletrack nel bosco, pietraie e gradoni in pietra. Un ramo spezzato mi si infila nella ruota anteriore, ma a parte farmi cadere di lato su un cespuglio, senza conseguenze, non arreca danni alla bici. Complimenti a quelli che mi sono passati accanto alle 4.30 partendo dall’Ovile Carta, perché hanno fatto quel toboga col buio! Sono altri partecipanti al lungo, che sarebbero arrivati prima di me.

Il temporale che si vedeva sul mare, fortunatamente, non è giunto sulla terraferma. Il resto del tragitto è stato un mozzico, veloce, con le discese su pietrisco smosso e con alcuni tratti su asfalto e cementate, in salita. Mi trattengo poco a Baunei, l’ultimo check-point, dove incontro Giusi, la moglie di Antonio Marino. Al momento di passare al bivio tra l’arrivo e la prosecuzione del trail sulla traccia dei 410Km dell’Extreme, sono stato tentato di proseguire. Fortunatamente, però, ho deciso di ritenermi soddisfatto, perché chissà cosa mi avrebbe aspettato sul Gennargentu (poi lo abbiamo scoperto dagli altri partecipanti, colti dal maltempo) e, dopo, avrei dovuto inventarmi qualcosa per tornare in tempo in aeroporto! L’arrivo a Urzulei, accolto dall’organizzazione e da altri biker festanti, dà piacere quasi quanto la birra fresca che mi è stata prontamente offerta da Monica.

 

Impressioni di viaggio nel SXW

Bello il trail, ma duro molto al di sopra della media e anche della mia idea, infatti avevo scelto il lungo perché volevo fare un giro più tranquillo. Invece…

Alcuni lo chiamano “ciclodisagio”, quando si cammina tanto, ma questo è un trail che comunque scorre e ciò è una testimonianza della cura con cui è stato tracciato. D’altronde, gli organizzatori sono come i registi di un film e non ci si può aspettare una commedia romantica da chi ha la fama di realizzare film d’azione.

Un plauso particolare va proprio agli organizzatori, Monica, Antonio Marino e Maurizio Doro e ai volontari (talvolta dei poveri familiari sfruttati giorno e notte!!!) per lo sforzo enorme sostenuto ai check-point in cui, tra alloggio e vitto, ci hanno trattato in modo eccellente. Quasi eccessivo… poi ci abituiamo male!!! Io per primo: ammetto di non aver minimamente guardato la traccia né il percorso, proprio perché avevamo già la minestra pronta. Sono stato facilone, eppure mi sarebbe stato utile studiare cosa fare, mi avrebbe reso più consapevole anziché sempre sorpreso dagli eventi, anche se non so se avrei potuto pedalare di più. Probabilmente anche altri partecipanti si sono affidati troppo ai check-point (io non ci ho dormito, ma ci ho mangiato senza cercare alternative).

Molto interessante il SeteTrack, tracciatore GPS/GSM, piccolo e leggero. Avevo anche il mio SPOT, che è satellitare e bidirezionale (quindi, in caso di necessità, si possono chiamare i soccorsi), ma un tracciatore più economico e fornito a noleggio dall’organizzazione nel prezzo di iscrizione, in un evento del genere, è un valore aggiunto per favorire lo spettacolo e soddisfare la curiosità di chi è a casa, degli altri atleti e degli stessi organizzatori. Insomma, ci fa sentire parte di un “vero” evento.

Devo dire che non ho affrontato il giro in modalità “coltello tra i denti”, ma state pur certi che se mi fosse stato agevole pedalare per più chilometri ciascun giorno, lo avrei fatto. Infatti, non nego che il distacco dai quattro arrivati prima di me, mi bruci, visto che sarebbe probabilmente bastato un modesto impegno in più (meno cazzeggio ai check-point o una mezz’ora in meno di sonno, ad esempio) per avere un risultato diverso. Come mia abitudine, non ho seguito gli altri atleti sul sito del tracker, poiché mi distrarrebbe dal “mio” giro. Fermo restando che la serie A era l’Extreme, e lì avrei preso un sacco di schiaffi. Il paragone è che il primo dell’Extreme, Rodney Sonnco ha impiegato per i suoi 410Km il mio stesso tempo (diciamo dei primi arrivati al lungo) per farne 310. Alla faccia!!!

Non sono stato agevolato dal setup scelto, questo è certo: una MTB rigida con copertoni da 2,2 e tutto il bagaglio caricato sopra, non può reggere il confronto (su un tracciato simile) con una full più gommata e almeno parte del bagaglio in uno zaino (capacità personali a parte, sia tecniche che fisiche, e le mie non eccellono). Ovviamente, sapevo che la mia scelta mi avrebbe penalizzato in termini di tempo e fatica, ma sono abitudinario e la mia bici mi piace così, nonostante tutto. L’unica cosa che avrei potuto cambiare era la corona grande anteriore e passare dal 40 al 38, per poter tirare meglio molti rapporti (nei trasferimenti su strada, però, il 40 e le aerobar hanno lavorato molto bene, quindi la versatilità resta confermata).

Insomma, trail straconsigliatissimo per esordienti e veterani, utile anche per chi vuole fare un salto di qualità, dalla pedalata con gli amici alla sfida personale con abbondante pepe, fermo restando che ciascuno può vivere a modo proprio il giro, mettendoci più giorni e diluendo lo sforzo. Resta il fatto che ognuno dei quattro percorsi è molto duro con almeno il 10% del totale (forse di più) da fare a spinta, o letteralmente arrampicandosi su ostacoli naturali, sempre con un occhio ai segnali CAI (che quando si comincia a vederli, vuol dire che sono dolori di pancia).

 

 

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XWILDER SIMONETTA CERQUETTI

Sapevo a cosa andavo incontro perché questa è la seconda esperienza , un inconveniente dovuto a delle bolle ai piedi non mi ha permesso di completare la lunghezza Extreme di 420 però ho dirottato subito sulla 310 km che per irregolarità del terreno e percorso non era poco! Impeccabili nell’organizzazione Antonio Marino, coccolati in ogni momento, Monica Angioni e Maurizio Doro Naturaider ! Gli sponsor con il loro prodotti ottimi e i CP di Orgosolo , ovile Carta, Baunei ! I compagni ( Nazzaro Pau e i suoi compagni di squadra) durante il percorso Che ogni tanto cercavano di seminarmi ma poi ci si ritrovava sempre ! Anche questa volta sono rientrata stanca ma soddisfatta!

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XWILDER NICOLA TRENTINI

Eccomi qua a casa a sistemare le cose dopo la mia seconda avventura in terra Sarda. Supramonte X-Wild 2020 .Che dire,me lo aspettavo ,no, o forse mi aspettavo qualcosa del genere .Ho avuto la fortuna (secondo me) di attraversare il Supramonte di notte da solo ,ero a mio agio,duro ,da fare attenzione a tutto e affascinante .Sono arrivato ad Oliena felice e pronto per continuare. Si riparte la mattina presto carico e con tanta voglia di affrontare nuove salite e Antonio Marino , Maurizio Doro Naturaider e Monica di sicuro non deludono tracciando un percorso che non ti molla mai .Che bello incontrarsi sul percorso con Federico Usai e poi lasciarlo andare più volte perché il ragazzo va forte .
Dopo la notte all’Ovile Carta mi ritrovo all’alba a Cala Sisine …Figata…Si riparte e si pensa che oggi si finisce .
Arrivo ad Urzulei e sono Felice soddisfatto di aver concluso il mio SXW 20 al mio 100% di aver avuto la bici, preparata da me, all’altezza (perfetta).Ringrazio il mio Fratellone che sempre sa darmi gli stimoli giusti , e Maurizio Doro Naturaider che 25 anni fa’ mi disse : “dai che andiamo a fare un giro in bici” . Oggi 310 km in 53 H e fischia . Grazie .
E adesso si pensa alla prossima

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XWILDER PIER PAOLO PIRAS

Per me X-WILD è stato il secondo TRAIL dopo aver partecipato al BelviTrail 2020 un mese fa circa, la mia testa mi diceva, “ hai fatto la tua esperienza ora basta”….invece la mia voglia di scoprire nuovi territori e la mia passione per la MTB, decido e partecipo anche al X-WILD…..dall’invio delle tracce cerco di capire il percorso che bisogna fare, ho l’adrenalina a mille, solo nel vedere il percorso dei 160KM sul pc….inizio a chiedere info ad amici…. non lasciandomi suggestionare o quasi “ahahah”…. Partenza e Via… Inizia la mia prima esperienza alla scoperta di quel territorio visto e rivisto solo nei miei passaggi in macchina…. partenza in salita da Urzulei, ci sta, bisogna iniziare il riscaldamento vista la temperatura esterna…. dalla prima svolta a sinistra “Sa domu e S’Orcu”……inizio ad immergermi nel territorio, restando già affascinato dai luoghi intorno a me……in sintesi il mio percorso dei 160 km….non posso nascondere che è stato molto impegnativo e tecnico, i primi, penso 15/30 km, tra salite e discese con la MTB a spinta, ho risentito un dolore al ginocchio, ma questo non mi ha impedito di proseguire, anzi mi ha fatto procedere ancora di più in sicurezza e con cautela, dandomi la possibilità di ammirare, il territorio e i paesaggi intorno….altrimenti andavo troppo veloce….ahahah…. si incontravano persone, molti tratti del percorso li ho fatti con Francesco Pala, scambiando due chiacchere….oppure ne approfittavo per seguire la strada giusta perché ogni tanto il mio GPS ”sfarfallava“….e con Maurizio Doro che tra un intervista e qualche foto il mio cammino andava avanti….i quali ringrazio entrambi per il sostegno e la passione che trasmettono alle persone nel parlare con loro….nel complesso la mia esperienza si è conclusa benissimo pur con qualche acciacco, quello che mi ha portato a chiudere il percorso, sono stati i miei principi, dei quali tengo conto nelle mie uscite in mtb….passione per la bici, non imporri un obiettivo di tempo, liberare la mente e esplorare nuovi territori senza sapere quello che mi aspetti, in due parole “AVVENTURA e LIBERTA’”…. per me la MTB è volare sulla strada con le braccia in alto……conquistando sempre nuove esperienze, nuove emozioni che la vita e passione ci dona ogni giorno….questa nuova avventura mi è servita per conoscere ancora di più i miei limiti ( anche se in realtà, non mi sono mai messo limiti ), perché non mi vergogno a dirlo, se qualche salita e/o discesa non mi sento sicuro, la faccio con tutta tranquillità a piedi spingendo la bici….ahahah, la conoscenza di persone magnifiche con le quali scambiare due chiacchere immersi in una birra, come è capitato con Valerio, Lorenzo, Sebastiano, Maurizio, Francesco………, oppure anche in una mangiata insieme a Michele e Antonio, la scoperta di luoghi fantastici ed emozionanti, ma soprattutto, che queste emozioni sono come piccoli tesori da portare sempre con NOI…. 

Mi sono trovato bene anche nei vari CP, dove venivamo accolti come dei re…. Peccato che questa pandemia ci abbia penalizzato… ma alla fine è andato tutto bene….. grazie di tutto agli organizzatori e a tutti i xwilders per questa nuova AVVENTURA …………………….. PIER PAOLO

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XWILDER LUCA TRENTINI

Ciao, non sono bravo a raccontare e/o descrivere emozioni, ma ho letto i commenti di molti di voi e li condivido in tutto, voglio solo ribadire, che la Sardegna è una terra unica, ci vai con la tua bici una prima volta (per me 10 anni fa) e pensi di averla vissuta, in realtà ti contamina e appena sei a casa inizi a pensare a come tornarci. Dopo il Naturaid Olbia Capoterra del nostro amico Maurizio Doro Naturaider fatto lo scorso anno, pensavo che questo desiderio si fosse calmato, ma niente sono tornato per l’XWild 2020 e mi sa tanto che se la vita e la salute me lo concedeno ci ritornerò. Ringrazio mio fratello Nicola Trentini con il quale ho condiviso tante belle fatiche, voglio anche ringraziare Antonio Marino, Maurizio Doro, Monica e tutto lo staff per lo splendido lavoro. Grazie!!

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XWILDER RODNEY SONCCO

Wow anche questa avventura “micidiale” del Supramonte_xwild tutto veramente bello duro, molto stimolante a livello psicológico per lo spingere della bici, ma tutto in generale davvero bello! Paesaggi selvaggi che solo la Sardegna poteva donare,
Felicissimo di tutta la bella gente che ho incontrato, grazie a tutto voi

 

Rodney Soncco

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XWILDER EMANUELE MARCIAS

SUPRAMONTE XWILD 2020-L’AVVENTURA
Se dovessi riassumere in due parole quest’esperienza, utilizzerei certamente “L’Avventura” con tanto di A volutamente maiuscola.
Prima di passare al racconto vero e proprio, voglio ringraziare alcune figure chiave di quest’esperienza che, come dirò più avanti, è stata costruita minuziosamente nei mesi scorsi con innumerevoli difficoltà. Sicuramente desidero ringraziare il mio mentore del ciclismo, Cristian Melis, grazie al quale sono riuscito ad acquisire una capacità di allenarmi sui pedali davvero inaspettata.

Un altro ringraziamento importante va a World Nutrition Oristano e all’amico Max Sanna per il supporto “energetico” FONDAMENTALE. Tante poi sono le persone che dovrei ringraziare per il supporto morale costante, anche questa volta che le cose stavano volgendo per il peggio e per poco ho rischiato di non poter partecipare..la famiglia ha un ruolo fondamentale in questo e Sara Desogus

rappresenta ancora una volta il mio pilastro fondamentale in tutte le mie costanti pazzie.
Un enorme grazie va anche ai miei collaboratori e colleghi che hanno permesso di svolgere quest’avventura in tranquillità, avendomi permesso di lasciare il “timone” per qualche giorno e cito Enzo Contu come rappresentante di questa enorme organizzazione che ho la fortuna e il privilegio di Comandare. Infine, grazie alla mia testa dura, senza la quale penso tutto ciò non si sarebbe potuto realizzare e che ringrazio per indicarmi sempre la via più difficile e ardua da percorrere.
Il Supramonte, questo sconosciuto. Una montagna?un luogo?un modo di vivere?
Un po’ tutto questo diciamo.
Un territorio estremamente selvaggio, inospitale, frequentato solo da pochi, pochissimi avventurieri o pastori o..banditi.
Ebbene si, perchè nell’immaginario comune, il Supramonte, è il simbolo del banditismo sardo, dell’oscuro e del lato più nascosto della nostra terra.
Per tanti anni si è parlato del Supramonte come un luogo avvolto dal mistero, inaccessibile e impenetrabile dove “ci sono i banditi”…figuriamoci attraversarlo..figuriamoci attraversarlo DI NOTTE. Un anno fa circa sentii parlare di questa esperienza, chiamiamolo trail, il Supramonte X-Wild, che per la prima volta apriva a un cospicuo numero di partecipanti la possibilità di “cavalcare” le creste del cuore della Sardegna più selvaggia.
Al tempo, ero impiegato fuori sede e pertanto dovetti rinunciare all’idea di partecipare ma nella mia testa si accese la spia delle “cose da fare”.
Cosi, all’inizio del 2020, appena aperte le iscrizioni, decisi di fare l’iscrizione senza alcun indugio, buttandomi direttamente sulla distanza più lunga e impegnativa che, a differenza della scorsa edizione era cresciuta sia in km che in dislivello conquistando cosi il nome di Extreme..410 km e 13000 metri di dislivello positivi, roba da mettere in croce anche mostri del ciclismo.
Reduce dalle mie passate esperienze(non tante in fin dei conti) decisi di affrontare come mio solito la sfida: pianificare, organizzare, condurre.
Inizialmente, fu cosi e infatti per due mesi, fino a marzo, la preparazione procedette spedita e con grandi risultati.
Come noto però, a marzo la pandemia mondiale impose uno stop e cosi, tutto fu messo in pausa.

A giugno, con i primi sblocchi, anche il Supramonte X-Wild riprese vita e forza e finalmente esistevano date e alcune certezze per poter riprendere la preparazione..il 17 giugno però, qualcuno decise che la mia sfida sarebbe dovuta diventare ancora più difficile da sostenere.
Durante un’escursione, a causa di un errore nelle acque cristalline della coste ogliastrine, la mia spalla sinistra decise di abbandonare la sua naturale sede, lussandosi in maniera TRAUMATICISSIMA e lasciandomi con un amaro in bocca che difficilmente dimenticherò..perchè per uno sportivo, un trauma simile, non è accettabile con un semplice “mi metto a riposo”..è un disastro!

Nella mia testa però, grazie a Dio, l’opzione della resa non è in elenco e quindi subito (praticamente durante il volo con l’elisoccorso da Cala Goloritze a Olbia) partorii uno scadenziario di massima: se

riuscirò a fare 10 piegamenti sulle braccia e salire in sella dopo ferragosto, avrò possibilità di partecipare.
Cosi fu, anche se con molti pareri contrari da parte di alcune persone che tengono alla mia salute.
Il 1 settembre ripresi gli allenamenti, decisi di optare per il percorso corto cercando di immaginare come sarei stato da li a 4 settimane.

L’ultima domenica di allenamento, il 4 ottobre decisi di fare un test personale..andò alla grande e cosi decisi non solo di partecipare ma di svolgere il percorso medio, consapevole che il corto non mi avrebbe soddisfatto abbastanza.
Cosi, l’8 ottobre ero pronto, a Urzulei.

Non nego che lo stato d’animo era quello di uno abbastanza preoccupato e una volta a Urzulei, sede del Quartier generale e sede della partenza, lo stato d’animo dei partecipanti non era rassicurante..tutti, ma dico tutti, erano intimoriti e preoccupati dalla sfida che da li a poche ore avrebbe scatenato l’adrenalina di decine e decine di biker.

Ricordo in particolare quando Ivan, un amico di Cagliari, mi disse “guarda lassù, domani mattina si arriva la prima di proseguire”, indicandomi una strada sul costone roccioso che sovrasta Urzulei..ma

siamo matti?Uno strappo simile a freddo?Ebbene si, questo era indicativo del tipo di sforzo necessario per affrontare la sfida.
Durante la cena di saluto con tutti i partecipanti, si sedette al tavolo con noi una coppia e la ragazza ( Stefania Piredda

)dopo alcuni minuti chiese “ma voi che percorso fate domani?” e, alla mia risposta sulla partecipazione al percorso medio, mi disse “a be, allora lo facciamo insieme”.
In realtà io avevo deciso di fare tutto il percorso solo con me stesso, per svariati motivi ma sopratutto perchè avevo una tabella di marcia ben definita e che doveva concludersi entro il sabato sera.

La mattina della partenza però, Stefania era li e quindi partimmo insieme..mai avrei immaginato che sarebbe stata un’eccellente compagna di viaggio!
La partenza fu praticamente una scalata, fortunatamente con fondo in asfalto, ma il peso della bici era notevole e quindi il passo doveva essere lento e costante.

Dopo pochi km si presentò un fastidioso problema al cambio che mi accompagnò fino al primo checkpoint, Orgosolo, e che mi impediva di utilizzare i rapporti più leggeri..morale della favola, i primi 63 km sono stati una passione!
Inoltre, avevo immaginato la durezza del tracciato ma mai avrei immaginato che dopo circa 20 km avrei dovuto abbandonare la sella per camminare..si, perchè il percorso era durissimo, fin dall’inizio.
Tutto sommato però, sono abituato a camminare con carichi e quindi la cosa non mi preoccupava più di tanto..il sole splendeva, l’aria era frizzante ma gradevolissima e stavo facendo questa incredibile avventura..che meraviglia!!!
Preso un po’ dai paesaggi, dai mufloni che attraversavano la strada come pedoni (mai visti cosi da vicino) e dalla bellezza incontaminata dei posti pazzeschi che piano piano stavamo attraversando, non mi accorsi della durezza dei rapporti..arrivati al passo di Corr’e Boi ero uno straccio!
Fortunatamente da li, fino a Orgosolo, si susseguivano una serie di divertenti discese e leggere salite e quindi il dispendio energetico poteva essere controllato.
Arrivati al primo CP ero in ritardo di circa un’ora su quanto avevo programmato..niente di che ma proiettato sui successivi 70 km che mi separavano da Oliena iniziava a preoccuparmi.
A Orgosolo l’accoglienza è stata davvero splendida, a mio avviso il miglior CP dell’intera manifestazione. Inoltre il grandissimo Giorgio con la sua officina mobile mi aveva sistemato la bici in

un attimo e quindi, dopo un’oretta di sosta, eravamo pronti a ripartire.
Un gruppetto di Oristano mi chiese “Manu, ma dove vi fermate?A Oliena???Mi che è lontano, ti fai il Supramonte al buio, hai la bici che sembra un carro!!”..la decisione era ormai presa, una camera d’albergo mi attendeva e io non avevo alcuna intenzione di rinunciare alla mia programmazione. Dopo circa 20 km, quando ormai ci trovavamo sui monti sopra Orgosolo, un bel problemino…crampi, crampi come mai avuti nella mia vita..era un problema pedalare, era un problema scendere e spingere..era davvero un bel problema!
La mia compagna di viaggio, preoccupatissima, mi invitava a riposare ma io non ne volevo sapere..sapevo che una sosta avrebbe aggravato la situazione e cosi decisi di optare per la soluzione “testa”..da Alpino, ho imparato che nei momenti duri, si tira giù la testa e si cammina, senza pensare.

Cosi, un pò grazie alla testa, un po’ grazie al costante rifornimento idrico e di cibo e un po’ grazie a Stefania che vedevo sempre avanti a me, i km scorrevano..km e km di salita implacabile.
Fatto sta che, la vetta di Monte San Giovanni era stata raggiunta e da li in poi, iniziava la vera sfida..dopo un po’di discesa “rocciosa” il buio iniziò a farsi più evidente e quindi faretti accesi e via nella notte selvaggia del Supramonte..che roba ragazzi!!

20 km di spinta a piedi, rocce, vento..bellissimo!Nei boschi prima di arrivare a Oliena qualcuno aveva deciso di fermarsi per un fuoco e una sosta ma io e Stefania no, senza alcun indugio siamo arrivati, con fatica, a Oliena..alle 01:15 del sabato!
Avevo programmato di arrivare a Oliena alle 21, massimo alle 22; uno scostamento notevole.

Eppure quei durissimi 133 km erano scivolati via con emozioni che difficilmente potrò mai descrivere, un’intensità di emozioni davvero unica.
La notte come sempre porta consiglio..a me l’unico consiglio che aveva portato era “te la senti di ripartire?”. Ero abbastanza stanco dal giorno prima, ma il nostro corpo è una macchina micidiale che ha risorse inimmaginabili..cosi, dopo una bella colazione presso l’Hotel Gicappa, saltai sulla sella e via..peccato che nella foga la chiave della stanza era rimasta in tasca e quindi, dopo qualche km, dietro

front e secondo giro a Oliena..pazienza, ormai ero lanciato.
Stefania intanto, che aveva pernottato al CP di Oliena, era ripartita qualche ora prima di me.
In un attimo, abbandonato il paese ecco la meraviglia..il costone bianco che introduce alla valle di Lanaitto..una meraviglia indescrivibile..cosi, passato Su Gologone, entrai nella valle per affrontare la seconda e tanto temuta sfida, Sa Scala e Surtana, un percorso fatto di rocce e rocce (si, non c’è altro) che attraversa il monte dalla valle di Lanaitto alla valle dell’Oddoene..che roba pazzesca! anche li, tanta spinta ma ripagata da scenari mozzafiato.
Giunto a metà della scala, constatato che l’ora di pranzo era ormai vicina, decisi di arrivare a Dorgali e consumare un pasto frugale..un bel piatto di ravioli caldi!!
Attraversato il passo di Littu sulla vecchia strada che da Dorgali portava a Calagonone, ultimo CP del mio percorso, lo scenario cambiava completamente..le aspre rocce del Supramonte lasciavano spazio alla bellezza del mare e alla “morbidezza” delle strade montane tra Cala Gonone e Urzulei..non prima però di aver consumato un ottimo piatto di riso alla pescatora e scambiato 2 chiacchiere al CP..in fondo, mancavano solo 43 km, 1600 metri di dislivello, c’era ancora il sole..cosa vuoi che sia?
Povero me..povero illuso..ripartito da Cala Gonone iniziarono una serie di salite con pendenze davvero improponibili che misero a dura prova la mia resistenza.
La notte ormai incombeva e quindi faretti accesi e cambio batterie al GPS per non svolgere queste operazioni al buio pesto.
A un certo punto, dal bosco, un cane che abbaia..no..che seccatura!
In realtà, si trattava di un cagnolino appartenente a un gruppo di escursionisti che aveva scelto quell’angolo remoto di mondo per passare la notte e cosi, non potendo rifiutare il loro invito, ne approfittai per mangiare un ricco biscotto con nutella e bere un sorso d’acqua, raccontandogli che razza di avventura stavamo svolgendo e rispondendo alle loro numerose domande sulla gara.
Non curante dell’orologio e convinto degli ultimi 32 km di pacchia, mi riavviai con tranquillità e serenità…bene, ricorderò per sempre quegli ultimi 32 km..un susseguirsi di sorprese ALLUCINANTI rese ancora più assurde dal buio: salite infinite, percorsi inesistenti divorati da una vegetazione fitta e robusta e addirittura un guado!
Ricordo, a un certo punto, di aver trovato una mezza forma di formaggio appesa a un albero..non so perchè, per quale coincidenza, ma da quel formaggio in poi la strada divenne più permissiva!!Forse un

miraggio?non lo scoprirò mai..fatto sta che quel formaggio mi diede una sorta di motivazione.
E cosi, alle 00:15 di domenica, con circa 4 ore di ritardo sulla mia tabella stimata, l’arrivo a Urzulei dove Monica mi attendeva come “ultimo della nottata”.
Una volta li, mi resi conto che, se non avessi avuto il limite del sabato, avrei potuto affrontare anche il percorso lungo ma non importa, è stata una bellissima sfida anche cosi.
Uno dei momenti più belli di questa esperienza, è stato la mattina, al risveglio, quando, tra un preparativo e l’altro per lasciare il QG, ho avuto il piacere di scambiare 2 chiacchiere con uno dei maestri di questa disciplina, Maurizio Doro Naturaider. A lui, ad Antonio Marino e a Monica, va il mio più grande ringraziamento per aver creato questa fantastica esperienza e per aver messo dentro tutto lo spirito da avventurieri e guerrieri che li contraddistingue.

Si vive una volta sola e si deve vivere fino in fondo..Fai ciò che non hai mai fatto per diventare ciò che non sei mai stato!

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XWILDER ENZO PAOLETTI

Ed anche il Supramonte X-Wild e’ archiviato. E’ stata un’esperienza diversa dal solito: Portage (che non amo particolarmente) a non finire e tratti duri da percorrere, in zone impervie e difficili da raggiungere dove pedalare era quasi impossibile. Anche questa volta, attraverso uno dei Trail Sardi, ho potuto scoprire una parte della Sardegna che ancora non conoscevo e godere di una bellezza straordinaria. Un bravo ad Antonio Marino, a Maurizio Doro Naturaider e a Monica Angioni, grazie di cuore per essere riusciti ad organizzare tutto ciò’ di questi tempi. Un grazie anche a Giusi Sanna e Roberto Fanni che ci hanno ristorato è supportato ai CP. Un abbraccio a tutti i ragazzi che ho incrociato sul percorso: e’ stato bello rivedervi chi in sella e chi spingendo la bici. Mi mancava tutto questo!!! 🚵‍♀️❤️

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XWILDER DANIELE BIFULCO

Supramonte X Wild 2020

Due righe sull’Avventura (A maiuscola non a caso) appena trascorsa.

Terzo Trail nel giro di un mese e come sempre una reincarnazione diversa di questi “giochi per folli a pedali” questa volta creata dalle menti di Antonio Marino e Maurizio Doro Naturaider … un Trail Bellissimo e Micidiale.

Non conoscevo la Sardegna ora sono stato stregato dalla Sardegna.

Un territorio duro, spettacolare e accogliente ma un’accoglienza che va guadagnata entrando decisi ma, al tempo stesso, in punta di piedi e con rispetto.
È difficile descrivere le sensazioni che hanno bombardato i miei 5 sensi in costante equilibrio tra amore e odio, stupore e fatica. Paesaggi selvaggi e costruzioni naturali da lasciare stupefatti e un popolo onesto e schietto come il suo territorio.

Il Trail è tra i più impegnativi che abbia mai affrontato ma tra quelli che più mi ha lasciato un sorriso di soddisfazione sul volto e nel cuore. Un Trail, soprattutto nella sua versione Extreme, non per tutti in cui la gestione della fatica, la pazienza e l’esperienza sono fondamentali. Salite, tanto portage o spingismo ma sempre con un significato e un motivo forte dietro.

Un grazie infinito a Antonio, Maurizio, Monica, Roberto Fanni e tutto lo staff del Supramonte e ai volontari che ci hanno accolto e coccolato dalla partenza e ad ogni singolo CP e grazie per il tempo condiviso agli amici conosciuti sul percorso e/o ritrovati Mauro Saltalamacchia Alessandro Uccheddu Rodney Soncco Oscar Aramu Gianluigi Bellantuoni

Alla prossima Supramonte X-Wild e …

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XWILDER STEFANIA PIREDDA

232km -.7000m dislivello

volevo nuovamente mettermi alla prova , stavolta in sella ad una mtb su un durussimo, mai avrei pensato così infernale quanto affascinante, Supramonte…
bici a coddu per km e km, ore e ore… da voltastomaco!, ripagata da silenzi assordanti della notte e atmosfere da brivido.
ringrazio i sostenitori: Adriano Cossa senpre presente, i miei fratelli Andrea Cossu e Valerio Santona, la mia mammina Doloretta Masala, per le barrette priteiche (pabassini), dottor Vincenzo Camedda per l.assistenza sulla bici e sa passentzia!!

Sergio Soro per la fiducia data.
organizzazione eccellente stra stra.. supramonte x-wild …..grazie Emanuele marcias, conosciuto in gara i primi 132 km.
Paolo Pischedda, Alessio Falchi, Teseo Neroni per il supporto materiale indispensabile in gara….e chi ha impegnato ore di venerdi e sabato a seguirmi nella diretta

GRANDE SODDISFAZIONE…sono felicissima
DONNA

3° assoluta

che dire????!!!!.wowwww

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XWILDER GIOVANNI SIMULA

Supramonte X-Wild 160, mi sono buttato in un’avventura che volevo fare da molto tempo. Più si avvicinava il momento e più pensavo di aver fatto il passo più lungo della gamba…. eppure l’ho finita e data l’inesperienza posso dire di aver ottenuto anche un buon risultato. Risultato ottenuto grazie a Fabrizio Farinelli, compagno di avventura che mi ha dato la forza di andare avanti in quelle lunghissime e ripidissime salite che purtroppo, alle volte, ti toglievano il fiato in pochi metri.
Indimenticabile la camminata del primo giorno sulle pietre e l’arrampicata il secondo giorno sulla valle Surtana.
Un grazie alla mia famiglia che mi ha sostenuto sia nel periodo precedente alla gara, sia attività durante (anche all’arrivo a casa con striscione e torta) e grazie a tutti gli amici che ci hanno sostenuto con decine di messaggi.
Ora all’anno prossimo e già penso a puntare un pochino più su….. Antonio Marino iscrivimi alla 240km

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XWILDER DANIELE BASILE

Ancora un po di supramonte x-wild 2020 310km 9000D+, é stata un esperienza entusiasmante ed indimenticabile, son sicuro lascerà in me un ricordo bellissimo e indelebile, é stato bello mettere alla prova la mia resistenza psicofisica dove ancora non ritengo aver portato al limite, anzi, mi ha stimolato a sperimentare altri trail, bellissimo il paesaggio, i sentieri, i tratti estremi, la natura selvaggia, il passare dalla montagna al mare e viceversa, un grandissimo grazie ai miei compagni d’avventura del gruppo Sirbon’s byke di Terralba, per avermi stimolato a iscrivermi alla partecipazione dei trail, mi sento veramente fiero di essere stato uno dei partecipanti ed aver portato a termine i 310 km del percorso lungo, consapevole che non é da tutti, grazie agli organizzatori Antonio Marino, Monica Angioni, Maurizio D’oro e tutto il vostro staff , Grandi!!!!

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XWILDER CLAUDIO BOI

Dopo il G.Track di nuovo la bella e affiatata squadra, con Sabrina Stefano e Antonello per affrontare un trail molto impegnativo di 230km con +7000 dsl. Partenza da Urzulei Orgosolo Oliena Dorgali CalaGonone. Tutto all interno del Supramonte fino a toccare passo corru e boi. Tante zone molte belle punta is gruttas pratobello foresta montes valle lanaitho Surtana calagonone puntasilana.. Tratti di portage lunghi e estremamente impegnativi per la presenza di pietre rocce insomma molto impervi. Basta pensare alla discesa da ” scala e Surtana” .. abbiamo pedalato anche ore notturne per riuscire a portar a termine il trail, era in nostro obbiettivo. La fatica e la sofferenza non è certamente mancata ma alla fine la soddisfazione è immensa. I complimenti vanno a Sabrina Tuveri che con forza determinazione ha pedalato gran parte del track con un trauma distorsivo alla caviglia, a Stefano, forte e sempre pronto a darti la carica, Antonello uno che non si arrende mai. Grande Squadra

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Il trail del Supramonte è stato ideao da tre grandi viaggiatori delle due ruote, tre amanti della natura, tre esperti del settore che da una passione ne hanno creato un capolavoro. il trio è costituito da due Sardi Antonio Marino e Monica Angioni e un Trapiantato dal Trentino Maurizio Doro. Hanno un bagaglio di esperienza notevole, maturato nei luoghi più disparati del mondo.Il Supramonte è costituito da un terreno impervio, principalmente da rocce carbonatiche. Il leccio e il ginepro sono le piante più presenti nel territorio. Qui è presente una delle poche leccete primarie d’Europa e soprattutto l’habitat delle peonie. I mufloni e i cinghiali sono gli animali selvatici più numerosi. Il Supramonte è spartito tra cinque comuni, Urzulei, Orgosolo, Oliena, Dorgali e Baunei. Ed è qui che lo staff del SXW hanno ideato e tracciato il percorso di questo trail. La partenza, arrivo e quartier generale sono ubicati presso piazza Fontana a Urzulei. Da qui partono quattro percorsi. Il corto 160 km con 5000 metri di dislivello positivo, il medio 230 km con 7000 m D+, il lungo 310 km con 9000 m D+ e infine l’exstreme 420 km con 12000 m D+. Tutti sono percorsi con alti gradi di difficoltà, per attraversare questi territori in autonomia senza nessuna assistenza, bisogna avere un grado di preparazione molto elevato. 



Decido di partecipare al corto, non è la mia prima volta in questo territorio, in passato ci sono stato a piedi in escursioni giornaliere o in gara di corse trail come l’Ultra Track Supramonte Seaside di Baunei. Il territorio non fa sconti, il pericolo di caduta è sempre dietro l’angolo. La maggior parte dei sentieri è costituito da roccia calcarea frantumata dagli eventi atmosferici. Mi iscrivo al corto perché sapevo che se avessi voluto partecipare a un altro percorso l’avrei potuto fare tranquillamente in qualsiasi momento anche prima della partenza. Confermo la partecipazione al corto perché dal Bevì Trail fatto un mese prima con ritmi elevati, non mi sono più allenato. Il Supramonte va ascoltato, vissuto e soprattutto goduto. Prima della partenza con Antonio Azara decidiamo le tappe dove fermarci per la notte. Oliena, Cala Gonone e rientro a Urzulei. Tutti in strutture ricettive per sviluppare il territorio. La notte prima della partenza dormiamo a Baunei presso la struttura Su cortile de Antona e mangiamo piatti tipici locali al ristorante Pisaneddu. 

 

 Quando mi sveglio, sento che Francesco Pala è già in piedi, è quasi pronto a partire, lui vorrebbe chiuderla in due giorni ed è per questo motivo che ha deciso di partire presto. Io e Antonio invece partiamo con calma. Urzulei da Baunei dista circa 25 km. A circa 4 km dal punto di partenza lungo la discesa che dalla SS125 porta in centro, un serpentone di ciclisti percorre la strada al contrario in salita, intravedo tantissimi volti conosciuti, compreso Francesco che di buon passo si appresta a concludere la prima grande salita. Arrivati alla partenza ritiriamo in trasponder per la geolocalizzazione in continuo durante tutta la manifestazione. È un sistema utile che consente a chi sta a casa e soprattutto all’organizzazione a capire dove ci troviamo, se siamo fermi oppure in movimento, se bariamo oppure se in pericolo. Monto la bicicletta, le sacche, foto di rito alla partenza e via. La partenza è alla francese, si parte quando si vuole, conta il tempo di percorrenza per la stesura dell’ordine di arrivo. Tutto questo per poter partire in sicurezza senza creare assembramenti. Nella prima parte della salita incontro i ragazzi dei Barbuti che arrivano con calma. Mentre sulla SS125 ci fermiamo per un’ulteriore colazione al bar ristorante Babbai, dove incontriamo Marco Ibba, Andrea Serra e Cristian Pinna. Subito dopo qualche chilometro ci raggiungono Sabrina e Stefano con altri per una foto di gruppo. Scambiamo qualche parola con alcuni abitanti locali che troviamo lungo il percorso, perché il bello dei trail è anche dialogare con le persone che si incontrano. 

 

Percorriamo un altro tratto di salita per poi spianare sino al Cuile Televai nei pressi del riu sa Terina, dove da questo momento incominciamo un tratto di single track, sentiero o mulattiera per i camminatori, di circa tre chilometri lungo la Codula Orbis. Un posto fantastico, la natura selvaggia e incontaminata ci fa da compagna. Ricordo in questo tratto di sentiero i racconti di Alessandro Pilia, illustrava a quelli che volevano ascoltarlo, la storia e la geologia di questi territori, ne spiegava la flora e le specie endemiche. Con lui erano presenti anche Gianni Mureddu di Sardegna Trail, Davide Spiga e Manuela Contini. Il gruppo si sfalda, le velocità e le preparazioni tecniche sono diverse. Io resto dietro e mi fermo ogni tanto per uno scatto. Compattiamo di nuovo il gruppo nei pressi delle tombe dei giganti di S’arena Fennau. Pausa per mangiare qualcosa e poi si riparte alla ricerca della traccia, la scalinata dietro le tombe ci frega e passiamo dritti. Torniamo indietro e imbocchiamo un altro sentiero che ci costringe a spingere la bicicletta sino al guado con il Riu Flumineddu, unico fiume attivo incontrato lungo la strada. Da qui una strada in salita pedalabile dal fondo buono ci riporta in quota, siamo a circa 21 Km dalla partenza e a 1000 metri di altitudine, alla nostra sinistra si intravede il maestoso Monte Novo San Giovanni, alcuni chilometri di discesa fino al Cuile Sa Senepida dove ne approfittiamo per la pausa pranzo. E poi alla sorgente nell’area picnic più avanti nei pressi del Riu Sos Campidanesos dove incontriamo un gruppo numeroso che si riposa, ricordo il mitico triatleta Pierpaolo Defraia, su bixinu Ivanoe Garau, Andrea Pusceddu, Salvatore Manca e qualche altro.

 

Con Antonio facciamo scorta di acqua e ripartiamo, l’acqua era di una pesantezza incredibile, per migliorarne il sapore ho aggiunto una pastiglia effervescente di integratori offerta dagli sponsor della manifestazione. Siamo in territorio di Orgosolo, il terreno si fa aspro, le strade bianche in salita sono percorribili e pedalabili finché non si devia in qualsiasi sentiero, soprattutto quello che imbocchiamo che percorre campu Donanigoro in direzione Dolina de Su Sercone e per finire in Scala S’Arenargiu di fronte a punta Solitta. Sono all’incirca 10 km di trekking a piedi con la bicicletta al seguito. In questo tratto di simil sentiero quasi inesistente in parecchi tratti, incrociamo parecchi cinghiali e una zona pasto dove dei pastori cucinavano per un pranzo. Dopo qualche chilometro incontro Tore Cossu, Antonio Salis, Giuseppe Mamusa e Cristina Carola e qualche altro. Incontro Enzo Paoletti, Ottavio Manunta e Francesco Sulas nel punto in cui abbiamo preso il sentiero sbagliato per andare a Su Sercone, scambiamo qualche parola e ci salutiamo, un crampo alla coscia causato sicuramente da una caduta di qualche minuto prima mi costringe a una sosta di circa 20 minuti per riprendermi e far passare il dolore. Ancora qualche chilometro e si ricomincia a pedalare in tranquillità fino alla scala dell’Arenargiu. Lunghissima discesa pericolosa e poi dritti verso Oliena dove arriviamo al calar del sole. Decidiamo di cenare e pernottare a Sa Corte dove signora Giovanna ci fa assaggiare le delizie locali. Ravioli, carne di pecora e dolce.

 


La mattina ci svegliamo con calma, facciamo colazione, prepariamo i cavalli e alle otto e mazza siamo in strada. Passiamo a firmare al punto di controllo situalo all’interno della palestra comunale di Oliena. Li incontriamo nuovamente il trio di Oristano e il quartetto del sud Sardegna. Facciamo scorta di integratori chimici e naturali e ripartiamo in direzione Valle di Lanaito. Lungo il tragitto con Antonio decidiamo di fare una deviazione per visitare su Gologone, una sorgente naturale con una portata media di 500 litri di acqua al secondo. Facciamo alcune foto, pausa caffè al bar e si riparte. Una breve salita ci porta subito in quota e poi discesa fino alla valle di Lanaito per poi arrivare al sentiero che porta verso Tiscali. Dove circa a metà strada siamo costretti a rallentare la nostra andatura causa la presenza di un gregge di pecore che andava nella stessa direzione. Il sentiero che imbocchiamo è lo stesso che va verso Tiscali e che tutti i camminatori percorrono a piedi, una buona parte lo percorriamo a piedi perché impossibile da fare in sella. Ogni tanto le corone ringraziavano per le sdentate che prendevano sulle rocce. Nel momento in cui il terreno spianava e si poteva pedalare, una deviazione ci conduce verso Surtana, parte a piedi e parte in sella arriviamo alla Scala. Si passa da 300 metri di quota a 100 in appena 700 metri di distanza. Un’impresa importante dove per poter procedere in sicurezza è stato necessario scendere stando il più possibile vicini per evitare di far cadere pietre e colpire eventualmente chi stava sotto. Arrivati in fondo valle e superato il Flumineddu tramite il ponte ci fermiamo per la pausa pranzo al bar Sa Barva dove consumiamo un panino e una birra. Li parliamo con Cristian Marcias partecipante della lunga, che ci racconta le disavventure incontrate sul percorso.

 

Riforniamo le borracce di acqua e ripartiamo, una lunga strada in leggera salita circondata da piante di olivi e vigne ci accompagna verso il paese di Dorgali. Qui ci rifermiamo al Roxy bar per reintegrare di zuccheri il nostro corpo e subito si riparte verso Cala Gonone dove abbiamo deciso di passare la notte. Su Pasadorzu, così si chiama la strada che ci porta verso Gonone e soprattutto al passo Bacca di Irghiria a quota 300 metri dietro il Monte Rosso. Da qui si gode di un panorama mozzafiato. Lo sguardo si perde nei miliardi di colori che la valle offre. Si intravedono in lontananza cala Luna e cala Goloritzè e anche la punta di capo monte Santo. Da questo punto di osservazione al punto di controllo di Gonone ci sono ancora cinque chilometri di cui due di folle discesa. Al CP incontriamo Giusy Sanna e Roberto Fanni sono da poco passate le 16, mi mangio un piatto di pasta, scambiamo due chiacchiere con i ciclisti che giungono al Cp e poi con Antonio troviamo un alloggio dove passare la notte. Cena tutti insieme con gli altri ciclisti che hanno deciso di passare la notte in paese ma in tavoli separati per garantire il distanziamento. 


La mattina ci svegliamo presto, fuori è ancora buio, prepariamo le biciclette e partiamo alla ricerca di un bar aperto per fare colazione. Sulla via principale di fronte al campeggio troviamo aperto il bar la Pineta. Ha paste appena sfornate e bel buon caffè. Il primo tratto di strada è in salita, è la via principale che porta verso la galleria, ma non la percorriamo tutta, solo in parte perchè si svolta a sinistra sulla strada cementata che porta verso il nuraghe Mannu. Percorriamo la strada purtroppo sempre in salita che costeggia il Riu Codula Fuili. Più saliamo di quota e più la vegetazione si chiude e l’altezza degli alberi cresce e in pochi chilometri mi ritrovo a pedalare sotto fitti boschi di querce e corbezzoli. Tutto d’un tratto la strada finisce e si trasforma in sentiero pietroso e sconnesso, si salta un albero crollato, si salta una recinzione, si spinge la bicicletta in alcuni tratti troppo pendenti per me. Qui ci raggiungono Marco, Andrea e Cristian il trio di Oristano. Ci fermiamo a fare qualche foto e poi ripartiamo. Cerchiamo di procedere in maniera costante senza perdere troppo tempo, Antonio ha un impegno improvviso a cui non può mancare. Il sentiero si fa sempre più stretto e impervio. Antonio è qualche metro più avanti di me, ad un certo punto non lo vedo più. È disteso a terra dolorante, lo aiuto a rialzarsi, è integro, ha giusto un taglio su una gamba, ma non è profondo. La bicicletta ha subito un guasto al leverismo del cambio e non ha più la possibilità di cambiare marcia. Decidiamo di regolare il cavetto di acciaio in modo da avere una marcia intermedia da essere abbastanza agevole sia in salita che in discesa. Procediamo e in un batter d’occhio ci ritroviamo sulla SS125. Attraversiamo, apriamo e chiudiamo un cancello. Un sentiero in un boschetto di corbezzoli ci riporta di nuovo sulla SS a meno di un chilometro dal Passo Genna Silana. Qui ci fermiamo per una pausa caffè e ripartiamo. Qualche chilometro di asfalto e poi al Passo Genna Croce svoltiamo a sinistra e prendiamo il sentiero. Discesa e salita, abbiamo circumpedalato una collina e ci ritroviamo di nuovo sulla SS 125 nei pressi del bivio per Urzulei ma non sulla strada principale fatta alla partenza, ma su di un sentiero parallelo. A fondo valle in ingresso al paese una piccola salita porta all’arrivo.


Da questo trail ho imparato tanto. Innanzitutto, la bicicletta deve essere il più leggera possibile, i troppi tratti a piedi devastano le spalle. io ho una bicicletta in alluminio e i pesi in più si fanno sentire, soprattutto quando si scavalcano le recinzioni. Un altro punto molto importante di questi trail in Supramonte sono le scarpe, le mie erano tacchettate ma con una gomma troppo rigida e praticamente si sono scollate e smontate a forza di stressarle su queste rocce taglienti. Stesso discorso vale per i copertoni, i miei poco tacchettati non mi hanno permesso di avere una resistenza maggiore allo scivolamento su roccia asciutta figuriamoci umida. Ho subito parecchi danni alla bicicletta come corone sdentate, forcellino piegato, scarpe andate…. L’unica nota positiva di questo trail? È che ho mangiato e dormito bene in tutti i tre giorni compreso il pranzo finale al ristorante Babbai gentilmente offerto dal mio amico Antonio.