Supramonte, ho percorso per vent’anni i tuoi sentieri a piedi, calpestando con i miei scarponi da trekking le pietre sonanti e le asperità dei tuoi campi solcati. Sono entrata nelle tue viscere, in quel mondo fantastico che racchiudi nelle tue immense grotte, con i loro gioielli incastonati che brillavano alla luce della mia lampada a carburo.

Su Palu, Suspiria, S’edera, Su Bentu, Sa Oche, e altre ancora.

Antri misteriosi all’interno del tuo ventre. A volte ci sono rimasta per giorni, con pochi compagni, percorrendole per chilometri, dormendo sulle rive di fiumi sotterranei, per godere di pace e del silenzio interrotto solo dallo scrosciare dell’acqua, per poi apprezzare nuovamente la luce del sole una volta usciti, un sole abbagliante che faceva scintillare il calcare delle tue rocce.

Le ho scalate, quelle rocce, spesso scorticandomi le dita, perché il calcare è tagliente, ma arrivare in cima a certe tue pareti e ammirare lo spettacolo tutto intorno faceva dimenticare fatica e sofferenze.

Il Corrasi, Fruncu Nieddu, Monte Oddeu, Ortu Camminu e tante altre delle tue cime imponenti, come dimenticarle?

Ho disceso le tue gole con le corde, a volte canyon immensi, interminabili e insidiosi, ma la sensazione di libertà e il fascino dei luoghi racchiusi tra pareti altissime, avevano il sopravvento su qualsiasi esitazione: Gorropu, Pentumas, Bacu Padente, Olcoé, Flumineddu e ancora altre gole spettacolari, tutte impresse nella mia mente e nel mio cuore.
Ti conoscevo bene, in lungo e in largo, sopra e sotto… a volte eri inquietante, ma non mi facevi paura. L’attrazione era continua e irresistibile.

Mi sono allontanata da te da qualche anno, dopo un volo di dieci metri da una parete, da cui sono miracolosamente uscita viva.

È stata colpa mia, non tua.

Il tuo richiamo, però, è troppo forte. Sono tornata da te, per percorrerti in modo diverso, in sella a quella che ultimamente è una inseparabile compagna di avventure, la mia Mountain Bike, e ho fatto qualche giro verso le tue stupende cale azzurre.

Ma non mi è bastato. Voglio pedalarti a lungo, riscoprire tutti i tuoi luoghi e riconoscerli, ascoltare i tuoi suoni inconfondibili, farmi inebriare dai tuoi profumi caratteristici, risentire l’antico amore per te.

Non posso stare lontana da te, Supramonte. Presto con la mia bici percorrerò di nuovo i tuoi sentieri e mi immergerò per chilometri e chilometri nella magia dei tuoi luoghi incantati e unici al mondo.

Monica